Giovedì 7 dicembre, Circolo Ohibò, Milano.

Ignaro del ponte dell’Immacolata e dopo aver istigato i presenti a ballare per tutto il concerto, il bassista dei Totorro chiede al pubblico se non sia stanco. “Dai basta ragazzi, è tardi, non dovete andare a lavorare domattina?”*
Tutt’altro che stanco pare l’Ohibò, che inizia con i fuochi d’artificio questo weekend di fuego.

Perché pensavo fossero canadesi i Totorro? Non lo so, però rimango deluso quando uno di fianco a me spiega all’amico che sono francesi. Che poi non è che mi piaccia il Canada.
Nel frattempo sono i non canadesi Regarde ad aprire la serata. Arrivo in tempo per gli ultimi quattro pezzi e l’ottimo impatto della band vicentina è una piacevole scoperta tutta da approfondire.
Con i due totem di amplificatori ai lati del palco la serata non può che continuare a migliorare.

I Leute infatti, sono una piacevole conferma: sono terribilmente sfacciati e con poche parole, solo per comunicare che per un po’ si fermeranno per scrivere altri pezzi, occupano la loro mezz’ora con la massima naturalezza.
Scoperti ormai due anni fa (scaricatevi il disco gratis qui: http://leute.club/), credo siano una delle band più interessanti dell’underground italiano, e da tenere d’occhio è anche il nuovo progetto di Luca Galizia, Generic Animal, che uscirà a breve per La Tempesta.

Se i Leute mi hanno riempito il cuore, i Totorro mi hanno fatto passare la voglia di provare a diventare un musicista.
Ci hanno messo credo un minuto: montano un enorme cactus alle loro spalle (il cactus della copertina dei loro due album), salgono sul palco passando tra il pubblico e urlando a caso.
E poi parte un’oretta di math rock felice. Felice, lo giuro: io non mollerò mai e poi mai la mia musica triste, ma questo concerto è prima di tutto divertente.
Perché oltre al livello musicale che non raggiungerò mai, quello che mi colpisce dei Totorro è che sono quattro cazzoni che si stanno divertendo per davvero e te lo sparano in faccia pezzo dopo pezzo senza pause, mentre senza accorgerti stai già muovendo il culo.
È tutto un invito il loro concerto, come il titolo del loro ultimo album: Come to Mexico. E andiamoci cazzo!

“Ballate se ve la sentite, è ok, it’s cool!”* ribadisce ancora il bassista, che dalla sua stazza incute timore e estrema simpatia.
Non dura molto, ma non lasciano alcuna traccia di rimpianto o rimprovero: solo una grande voglia di riniziare la festa.

*Traduzioni liberamente interpretate dallo scarso possesso della lingua inglese del sottoscritto. In caso chiedo umilmente perdono ai Totorro per il fraintendimento della dichiarazione di guerra all’Italia.

A cura di Giovanni Pedersini

Commenti su Facebook
SHARE