Tom Hanks e l’Inferno di Dan Brown

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Meno enigmatica dei precedenti Il codice Da Vinci e Angeli e Demoni, più sostenuta nel ritmo e nella successione degli eventi, la nuova avventura del professor Robert Langdon, esperto di simbologia religiosa, è ambientata a Firenze per buoni tre quarti di storia, prima di spostarsi a Venezia e Istanbul. Il regista Ron Howard si lascia sedurre dai profili rinascimentali del capoluogo toscano: pur non trattandosi di uno dei recenti documentari che esaltano nel dettaglio le bellezze della città, Inferno tratta Firenze con i guanti, grazie alle spettacolari riprese aeree e ai veloci passaggi tra il Giardino di Boboli, il Corridoio Vasariano, gli Uffizi e Palazzo Vecchio.

Quello che manca è ovviamente un materiale di partenza da premio Pulitzer. Dan Brown è infatti “solamente” lo scrittore più letto dopo J.K.Rowling, l’uomo che ha il merito di aver fatto spendere soldi in libreria a persone che non vi mettevano piede da anni, proponendo una letteratura di intrattenimento a base di misteri, arte, cospirazioni e religione. Un mix vincente.

Si può definire come una sorta di Christopher Nolan della letteratura, meno delicato nell’ideare e dar vita ai suoi meccanismi mai troppo complicati e molto gratificanti al momento della risoluzione. È una colpa tutto questo? Per nulla! La letteratura di intrattenimento esiste da prima ancora che si inventassero inchiostro e carta, e vi sono tanti modi per trasporla sul grande schermo. Le scelte realizzate da Howard, Koepp e i produttori si sono rivelate vincenti su molti fronti, sopratutto riguardo al fatto che Inferno è più un adattamento del libro che la sua traduzione in immagini, come lo sono state le precedenti produzioni.

Depurata quindi da alcuni passaggi che avevano fatto storcere il naso a più di un fan di Brown, il film è più snello, scattante e focalizzato su un’unica minaccia: la sovrappopolazione, considerata da molti una minaccia globale che può portare all’estinzione della razza umana entro cinquanta anni. Un tema attuale, trattato con intelligenza, che colpisce e fa pensare lo spettatore mentre segue per due ore filate le folli corse di Robert e Sienna tra gli intricati misteri.

Il resto lo fanno, come già detto, le magnifiche location, per tre quarti italiane, ma anche la Basilica delle Cisterne di Istanbul, la confezione impeccabile, il cast perfetto e in parte, un ritmo che non permette di annoiarsi per un solo minuto. Si può volere di più? In realtà sì, sarebbe doveroso pretendere di più, ma con il materiale di partenza disponibile sembra davvero essere stato fatto il massimo per portare in scena il miglior adattamento possibile. I nomi e i mezzi in gioco sono stati effettivamente una garanzia, e Inferno non deluderà il suo pubblico di riferimento.

A cura di Marco Teruzzi

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