Quando, nel freddo marzo di quest’anno, abbiamo parlato con Riccardo, ci ha raccontato di star scrivendo un sacco, di essere ispirato da una presenza sentimentalmente importante. Ci ha lasciati curiosi ma, all’epoca, non sapevamo quando questa curiosità sarebbe stata soddisfatta.

Tre mesi dopo, con un clima non poi troppo diverso, mi sono ritrovata ad aspettare mezzanotte con ansia (che paragonerei solo a quella della me quattordicenne in attesa delle date del tour dei One Direction), e dopo aver ascoltato, tutto d’un fiato, Graffiti, posso dire che mai attesa venne meglio ripagata.

Graffiti è un album che entra dentro al primo ascolto, che diventa parte di noi e la voce di Montanari ci accompagna nei meandri più reconditi della nostra storia. Ecco, questo è un album che va ascoltato a cuore aperto, con le difese abbassate pronti ad essere sconfitti da noi stessi e dalla loro musica.

Penso che Graffiti sia, facilmente, uno dei dischi migliori di questo 2018 un po’ incerto e forse lo penso perché non ho la dote del saper staccare le emozioni dalla musica, ma d’altra parte che musica sarebbe senza emozioni, dove può stare l’oggettività quando si parla di ascoltare di notte un album?

Ecco, Graffiti è un album che può essere ascoltato di notte, nel buio di una camera spoglia.

È un album, quello dei Belize, che difficilmente uscirà dalle playlist perché è un album vero, fatto di storie vere; di quell’influenza sentimentale che finalmente riusciamo a sentire, della Milano notturna di Corso Buenos Aires, degli amici sempre allo stesso bar, della passione indubbia che se già era chiara nei lavori precedenti, ora è incisa nelle loro parole.

È un album che non riesco a limitare ad un consiglio settimanale, io ve lo consiglio e basta, forse perchè vorrei che qualcuno lo consigliasse a me, vorrei che qualcuno mi dicesse che la collaborazione con Mecna (Non Aprite quella porta) è un capolavoro di produzione e voci, che “ non è per deboli di cuore” (questo me l’hanno detto, ma io lo dico a voi), vorrei che qualcuno mi avesse detto invece che quella con Generic Animal (Barca) è il pezzo più gentile dell’album, quello più diverso.

Vorrei, se avessi bisogno di ascoltare musica nuova, che qualcuno mi inviasse il link di Graffiti perché è un peccato non ascoltarlo. Perché non importa quante volte ascolterete Lei in loop, continuerà ad emozionarvi e non importa quante volte cercherete di far partire “Buenos Aires pt2 senza pensare alle notti con i vostri amici, alle albe, non ci riuscirete.

Vorrei lo ascoltaste perché hanno messo canzoni che, chi li ascolta, già cantava a squarciagola.

Ma soprattutto, vorrei che voi lo ascoltaste perché è strano trovare questa sincerità un po’ sfacciata, oggi, nella musica, forse è anche rischioso spogliare la realtà dal filosofeggiare del cantautorato, e invece Riccardo, I Belize, lo fanno e ne escono vincitori.

E ascoltatelo perché di notte tutto è più bello, ma di questo album ci si innamora anche la mattina dopo.

Chapeau, Belize.

A cura di Mariarita Colicchio 

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