Dutch Nazari è una delle penne più interessanti della scena musicale di oggi, e questo era un dato di fatto ben prima che uscisse Ce lo chiede l’Europa.

Già con i primi lavori era chiara la presenza di idee e la capacità di saperle comunicare bene. Con Amore Povero, poi, si era consacrato come una punta di diamante del cantautorap, con dei pezzi che scavavano così a fondo da lasciare quasi sconcertati.

Ecco, l’unico grande avversario di Dutch Nazari era Dutch Nazari stesso. Cerco di spiegarmi meglio. Già da tempo era chiaro che lui giocasse in una lega tutta sua in cui l’unico obiettivo era superarsi.

È difficile capire se effettivamente sia riuscito nell’impresa con Ce lo chiede l’Europa. Ed è difficile per diversi motivi, forse primo tra tutti c’è che un album di un artista complesso come Dutch va digerito prima che recensito e forse perché è diverso da come lo aspettavamo.

Ce lo chiede l’Europa è un album bello, intenso e anche intimo, è una presa di coscienza di un cantautore che sta crescendo e che è cresciuto, è anche un pugno nello stomaco grazie alle sue rime sagaci.

Quella di Dutch Nazari è una poesia in musica, dove il binomio DutchSick et Simpliciter ci regala un risultato dolce e amaro allo stesso tempo.

Ascoltare questo album, per chi ama il genere, è quasi un obbligo morale, è un compito e un regalo. Per chi invece ne è lontano, sarà una scoperta, un tesoro nascosto, qualcosa di davvero diverso.

Un album che entra nel cuore dopo più ascolti, come tutte le cose difficili e, come tutte le cose difficili, una volta conquistato, non ci lascia più.

A cura di Mariarita Colicchio

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