Bengala è il terzo album di Lorenzo Fragola. Uscito il 27 aprile, anticipato dal singolo “Battaglia Navale”.

Dall’ascolto di Bengala, si può affermare che Fragola ha deciso di diventare la versione di Francesca Michielin: tra le grafiche un po’ futuristiche e spaziali, la cura dell’immagine un po’ da nerd ma allo stesso tempo da fighetto e soprattutto per il sound. E’ avvenuta una vera e propria trasformazione dall’aspirante Ed Sheeran italiano che vinse nel lontano 2014 Xfactor con il singolo “The Reason Why”, classica ballata romantica voce chitarra, al Lorenzo di Bengala.

Il sound dell’album è prevalentemente electropop, gioca molto sull’uso di synth e drop volti a creare atmosfere oniriche, da ambiente extraterrestre e anche, più banalmente, dance. Lorenzo non vuole fare più il depresso che canta dell’ennesima relazione finita con la chitarra acustica. Ha voglia di vivere i suoi 23 anni, di ballare e far ballare i suoi fan ai concerti. Vuole interpretare il ruolo di un ragazzo cresciuto, più cazzuto che ha finalmente trovato la sua strada e il suo stile.

I testi sono ben sviluppati e non trattano solamente della tematica più banale e ridondante della musica della nostra era, ovvero “l’ammore”.

Tra le canzoni più riuscite ci sono “Super Martina”, che vanta la collaborazione di  Gazzelle (anche se mia madre, mentre l’ascoltavo in macchina, più volte ha sostenuto che stesse cantando Pupo), e che quest’estate passerà nelle radio fino alla nausea; con un ritornello dove si fanno le lodi a una ragazza latina dal nome Martina e con un synth che richiama un fischietto. Segue “Bengala”, che attualmente è la canzone più ascoltata su Spotify dell’album, dove nelle strofe emerge il timbro più basso della voce di Fragola che poi sale nel ritornello, in cui in primo piano vi è un drop raffinatamente tamarro a mo’ di tastiera elettronica. Infine molto interessante è “Cemento”, prodotta da Mace (che ha realizzato hit come Pamplona di Fabri Fibra e Tommaso Paradiso, e Chic di Izi) con il featuring di Mecna. Da subito si sente prevalere un mood più “cupo” e underground rispetto agli altri brani. E’ la canzone più sperimentale dell’album, dura oltre i sei minuti, ed è un bellissimo ibrido tra lo stile più melodico di Fragola e quello più aggressivo di Mecna. Se si vuole ascoltare una ballata, si consiglia “Imbranati”, che è la meglio riuscita e ha un testo raffinato.

Tra le canzoni meno riuscite vi è“Echo”, unico brano in inglese di cui si poteva fare benissimo a meno; per quello ci sono gli artisti inglesi che cantano nella loro lingua, si salva per il sound fresco dato dalla base elettronica. “Lontanissimo” in particolare si ricollega un po’ al Lorenzo delle canzonette pop che passano al McDonald, di cui le frasi sono usate dalle 14enni che vogliono fare le filosofiche postando foto mezzenude sui social.

Nel complesso, però, quest’album dalle sonorità fresche, leggere e per la maggior parte non banali, merita un ascolto. La produzione è davvero ben fatta e vi è stata un’ottima evoluzione di Fragola, che è riuscito, forse, a fare ufficialmente il salto di qualità da artista un po’ per bimbiminkia uscito dai talent ad artista da prendere sul serio. Un po’ come è successo alla Michielin e a Mengoni, no?

A cura di Giulia Lansarotti

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