Dopo la pausa, breve o lunga che sia, delle vacanze si ritorna alla così detta casa dolce casa. Stavolta, però, immaginatevela come un tempio della musica, dove i vostri ‘parenti’ sono gli artisti pronti ad esibirsi sui 9 palchi che circondano l’area divertimento del festival di Treviso, garantendovi un’esperienza fruitiva non-stop.

Quest’anno, la settima rassegna del festival si è tenuta dal 30 agosto al 3 settembre nella zona Dogana di Treviso.
Esattamente 100000 metri quadri di spazio incontaminato si sono ricoperti di palchi e stand di vario genere (dalla birra, ai gadget, al cibo di ogni sorta) presentandosi come un enorme Lunapark nato all’insegna del puro divertimento: giusto per dare la carica prima di riiniziare settembre e la tanto amata routine lavorativa.

Il quarto e ultimo giorno (perché si parte dalla data zero ad ingresso gratuito), domenica 3 settembre, il festival è partito con GHALI poi seguito da MARRACASH ft. GUÈ PEQUENO. Purtroppo siamo arrivati tardi, quindi per consolarci ci hanno offerto un ottimo drink, il cuba sbagliato che ci ha fatto iniziare con la carica giusta.

Con ancora qualche traccia di cuba nel sangue, aggiunto a qualche Heineken a profusione, ci ritroviamo sotto il tent stage per saltare in compagnia dei BOOMBADASH. Improvvisamente una massa indistinta di corpi inizia a muoversi sulle note di Portami con te seguendo le rime del gruppo salentino.

Tutta l’adrenalina accumulata la sfoghiamo nella corsa da uno stage all’altro per raggiungere quel figone di MANNARINO, che insieme ad un complesso di due coriste e strumentisti inizia a raccontarci la storia di Babalù con la sua voce scanzonata. Intanto sopra di noi il cielo si sta preparando al diluvio universale e alle note di Me so’mbriacato casca giù la qualunque, ma in quel momento non ci importa di nulla se non di ballare come matti (forse anche per sfuggire alle gocce più pesanti e per riscaldarci dal freddo improvviso). Bravo Mannarino che hai sfruttato la pioggia come effetto scenico! Coincidenze?!

Per fortuna ad accoglierci al chiuso c’è VASCO BRONDI (aka LE LUCI DELLA CENTRALE ELETTRICA), che forse per il fatto di sentirsi davvero a casa (lui è di Verona, veneto doc), ci ha accolto in maniera piacevole, commentando e introducendo una canzone dopo l’altra e facendo riferimenti al suo background letterario parlandoci di Shakespeare &co.

Ritorniamo al main stage ed ecco la svolta della serata: i LONDON GRAMMAR. Il trio è composto dalla cantante Hannah Reid, dal polistrumentista Dot Major e dal chitarrista Dan Rothman e la voce profonda della Reid abbinata a una scenografia molto suggestiva ci ha incantato per tutto il tempo. Abbiamo avuto la pelle d’oca e non era per il freddo.

Nel buco di un’ora per aspettare i THE LIBERTINES siamo andati a farci compagnia con LEVANTE. Un’icona di stile, come sempre, ha trasformato quella che è la solita performance musicale in una sorta di rito collettivo. Claudia Lagona ha cantato Abbi cura di te senza microfono in mezzo alla platea, facendo sentire così i suoi tanto amati followers come parte integrante dell’esibizione e della sua musica. È stata molto carina.

Purtroppo le nuvolette si sono riaffacciate all’orizzonte e i THE LIBERTINES li abbiamo sentiti da lontano, ma nonostante ciò e il fatto che all’attivo siano passati 20 anni, tra pause e riprese del lavoro, la voce di Pete Doherty è sempre quella che ci ricordiamo da Can’t Stand Me Now.

Insomma nella home sweet home del festival c’è la soluzione all’angoscia che sale ogni volta che finisce agosto targata: wake me up when september ends. Se non ci credete, l’abbiamo testato sulla nostra pelle.

A cura di Elisa Zampini

 

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