The Zen Circus @ Alcatraz (Milano)

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La nebbia che avvolge Milano e l’Alcatraz prima e dopo l’esibizione degli Zen Circus ricrea l’ambientazione perfetta per il tour del nuovo disco: La terza Guerra Mondiale. E per il gruppo di Pisa si combatte a colpi di selfie e aperitivi. Perché se è vero che un libro non si giudica dalla copertina altrettanto non si può dire per un album musicale. La musica e l’immagine del gruppo arrivano puntuali, inscindibili e calati nella realtà per darne come sempre, lungo il corso della loro ormai ventennale carriera, un giudizio disincantato, implacabile e polemico.

Il pubblico è eterogeneo, veramente eterogeneo: dalla giacca al torso nudo, dai capelli verdi all’assenza di capelli. Ad aprire i protagonisti della serata, anzi, di questa serata della Madonna, ci sono Enrico Molteni (Tre Allegri Ragazzi Morti), Blindur, e per finire Erin K. Proprio quest’ultima e la sua band meritano una citazione speciale. Il loro anti-folk scorretto (politicamente) e bizzarro, giocato tra malinconia e gioia sempre filtrate dall’autoironia e la loro naturalezza colpiscono immediatamente il pubblico. Maschile, in particolar modo. È proprio Appino ad aver curato il loro unico (per ora) album in studio. A Livorno, perché alla fine ‘Pisa merda’.

L’esibizione si conclude. Attesa.

Si inizia a dimenticare la nebbia mentre ci si accorge del caldo crescente.
Atterraggio di elicotteri dalle casse e Appino, Karin Qquru e Ufo sul palco che partono e anche forte: ‘La terza Guerra Mondiale’ rompe gli indugi e, come ci si immaginava, nella sua versione live rende al massimo. I brani si susseguono a raffica (è una guerra) alternando pezzi storici come ‘Canzone contro la natura’, ‘Vent’anni’, ‘Andate tutti affanculo’ a quelli nuovi ‘Non voglio ballare’, ‘Ilenia’ fino ad arrivare all’accoppiata ‘Pisa merda’-‘Zingara’ che rappresenta l’apice di questa prima parte.

Se la provincia, la nostalgia, la rabbia e il rifiuto del perbenismo per la band toscana hanno il suono di queste canzoni, come immagine ha una scenografia semplice, quasi austera e i colori netti delle luci (verde, bianco, rossa e blu).
Il trio pisano si concede una breve pausa ed è palese il legame forte con il proprio pubblico, che con il passare degli anni non perde nessuno dei propri soldati ma anzi, continua a serrare ed ampliare le fila. Si riparte con pezzi che passano con senza soluzione di continuità dal pogo (I qualunquisti) alla ballata (L’anima non conta). C’è anche spazio perché il gruppo possa sia rievocare i tempi passati in cui i loro live avvenivano per le strade, senza soldi e allo sbaraglio, sia riaccogliere Blindur sul palco per eseguire insieme ‘Ragazzo eroe’. Gli Zen salutano il pubblico, ormai caldissimo, con ‘Canzone di Natale’ prendendosi gioco del tradizionale bis: Appino promette un pronto ritorno sul palco.

Il ritorno è sia immediato che carico con ‘Nati per subire’, ‘L’egoista’, ‘Viva’, e la lunghissima ‘Andrà tutto bene’ e il climax creato da quest’ultima tornata sfocia in un lancio di Appino sul pubblico che lo trascina fino al bancone del bar, dove con una birra si congeda dagli spettatori.

Gli Zen Circus con questo tour e questo album hanno calcato la mano su temi di cui hanno sempre parlato e di problemi che hanno sempre affrontato, e lo hanno fatto bene. Anzi, lo fanno sempre meglio: sia in studio con un album curatissimo e ridotto al minimo in atto di suoni (voci, chitarra, basso e batteria), sia live con un show perfetto per energia, tempi scenici e interazione con il pubblico. Viene da chiedersi però se questo atteggiamento alla lunga possa risultare ripetitivo fino a diventare un grido stanco, rauco. Viene da chiedersi se lo sdegno abbia una data di scadenza, se la rivolta abbia un’età. Almeno per adesso agli Zen Circus l’energia non manca e noi siamo felici di sentirli indignarsi, di scomodarci e di farci riflettere perché di cantanti che dicono ‘di non preoccuparsi, che andrà tutto bene’ ne abbiamo già abbastanza.

A cura di Ivan D’Antuono

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