The Zen Circus @ Alcatraz (Milano)

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zen circus

Poco importa delle piacevoli serate primaverili di Milano, della movida e della città invasa da turisti ed appassionati in occasione del tradizionale Fuorisalone. Giovedì sera, 19 aprile, noi eravamo all’Alcatraz, ancora una volta, per un’imperdibile tappa del tour degli Zen Circus, che replica il sold out bolognese dello scorso 13 aprile.

Ad accompagnare il Circo Zen durante quasi tutto il suo viaggio attraverso le città d’Italia ci sono i cinque giovani fiorentini de La Notte, freschi dell’uscita del loro secondo lavoro discografico Volevo fare bene. È netto il contrasto tra la freschezza delle sonorità tra il rock e le sfumature del synth-pop e la scelta di un nome che rievoca tenebrose atmosfere crepuscolari. Un lampo nella notte che non passa inosservato.

Pochi minuti di pausa e le scenografiche fiamme che fanno da sfondo al palco ancora vuoto ci ricordano perché siamo qui. Si chiama Il fuoco in una stanza il decimo album in studio pubblicato dagli Zen Circus lo scorso 2 marzo, e il tour porta lo stesso nome. Un chiaro riferimento all’intramontabile Il cielo in una stanza di Gino Paoli, riadattata in chiave Zen con un pizzico dell’ardore della loro anima alternative rock.

È proprio il capolavoro di Gino Paoli ad accompagnare l’entrata in scena del quartetto toscano, sfumando pian piano fino ad essere sostituito dalle note di Catene, il singolo che ha anticipato l’uscita del disco. Gli storici componenti Andrea Appino, Ufo Dj e Karim Qqru, assieme alla new entry Francesco (il “Maestro”) Pellegrini, accolgono il pubblico milanese nel Circo Zen intonando il brano che più chiaramente esprime il nuovo profilo del gruppo. Sono lontani vent’anni gli esordi in versione folk-rock, con un nome diverso ed i testi in lingua inglese. Gli Zen del 2018 sono uomini adulti che vogliono raccontarsi, scavare a fondo e ripercorrere il loro viaggio fino a ritrovare le proprie radici in quei legami indissolubili, con il proprio io e con gli altri, di cui “Catene” è l’emblema.

La lunga scaletta di ben 24 brani estratti dagli ultimi cinque lavori del gruppo è un continuum tra passato e presente, dall’irriverenza di Andate tutti affanculo e Vent’anni, passando per le aspre critiche sociali di I qualunquisti e Nati per subire, sino ad arrivare al velato romanticismo di Non voglio ballare e L’anima non conta.

Tra un brano e l’altro non rinunciano a divertirsi un po’ intrattenendo il pubblico con i loro aneddoti esilaranti, prendendosi in giro a vicenda e rivelando una profonda sintonia, la più grande forza che li ha tenuti assieme in questi anni.

Allo stesso tempo, però, ai quattro non piace definirsi davvero “maturi”. “Siamo cresciuti”, dice Appino mentre accorda la chitarra ed accenna un sorriso sotto i baffi. “I frutti, quando maturano, cadono giù e marciscono a terra. Noi speriamo di non fare la stessa fine!”.

A concludere il live in grande stile ci pensa il brano che forse racchiude in sé tutta l’essenza del Circo Zen di ieri e di oggi, Viva. Un manifesto di ribellione e di rifiuto di tutti i canoni sociali, ma anche un inno spensierato alla gioia di vivere. “Tanto vivi si muore”, esclama l’Alcatraz in un’unica grande voce. E gli Zen Circus sono più vivi che mai.

Scaletta:
Catene
Canzone contro la natura
La terza guerra mondiale
Vent’anni
Non voglio ballare
Il fuoco in una stanza
Andate tutti affanculo
Low cost
Ilenia
Sono umano
Il mondo come lo vorrei
L’egoista
La stagione
Pisa merda
I qualunquisti
La teoria delle stringhe
Ragazzo eroe
Figlio di puttana
Canzone di Natale
Nati per subire
L’anima non conta
Questa non è una canzone
Caro Luca
Viva

A cura di Elena Abbatiello

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