The XX @ Mediolanum Assago Forum

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Non faccio neanche in tempo a fare la fila in biglietteria per ritirare il mio biglietto che sono già dentro al Mediolanum Forum di Assago (Milano), per assistere al concerto dei The XX.

L’atmosfera è di quelle elettriche e l’attesa è tanta per un loro nuovo concerto in Italia dopo l’uscita poco tempo prima del loro terzo album di studio (il 13 Gennaio viene pubblicato “I See You”).

I The XX non si fanno attendere e dopo pochi minuti di trepidante attesa sono già sul palco a incendiare gli animi. Già che poi palco è un termine riduttivo, vista l’incredibile e avveniristica costruzione progettata per l’occasione, con la possibilità di muovere verso il basso la parte alta dell’impalcatura che sostiene la struttura e far ruotare uno specchio in modo da proiettare i riflessi dei 3 musicisti, oltre alle colonne semi-rigide ai lati, che emanano i raggi di luce in tutte le direzioni del palazzetto di Assago.

Lo spettacolo è subito molto coinvolgente; i tre non si risparmiano fin dalle prime battute ed i risultati sono ottimi. La prima canzone prevede “Say something Loving”, estratta dal loro ultimo lavoro di studio ed a seguire ci sono “Christalyzed” e “Island”, grandi successi che si rifanno al primo disco.

Ascoltando il concerto si nota come il gruppo britannico abbia cambiato molto la propria sonorità nel corso degli anni. Si passa dal primo album che ha un innato pathos, si arrampica su per un climax appena impercettibile, salendo e scendendo senza farsi notare o ha richiami attutiti di battiti dub e l’invitante estetica di un lavoro di drum machine al servizio di corde silenziose, fino all’ultimo, dove si nota un cospicuo arricchimento musicale dei tre di Londra, dato da splendidi arrangiamenti e da repentine inversioni di tendenza rispetto al minimalismo che ha contraddistinto i primi anni della band.

Il finale è poi da urlo, con Jamie XX a farla da padrone in uno stupendo gioco di luci e riflessi ed il gruppo che torna sul palco per gli ultimi tre pezzi (“On Hold”, “Angels” e la famosissima “Intro”), che danno la sensazione allo spettatore di voler rimanere ancora per ore a godersi il concerto e lasciarsi trasportare dalla melodia e dai suoni di basso e chitarra.

A cura di Marco Franchi

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