Alla 74esima Mostra del Cinema di Venezia abbiamo avuto l’occasione di vedere in anteprima The Shape of Water,il nuovo film di Guillermo del Toro che uscirà nelle sale cinematografiche americane l’8 dicembre 2017.

Se siete fan sfegatati del regista, soprattutto per il marchio tenebroso che contraddistingue i suoi film, potreste storcere un pochino il naso. Personalmente non ho mai visto un Guillermo del Toro così poco inquieto, più concentrato invece a rendere la storia sotto forma di favola d’amore, esaltandone gli aspetti positivi ed umoristici rispetto a quelli diabolici. Tuttavia il film, dotato di una (non è una novità) fantastica fotografia e di una sceneggiatura un filino banale ma coinvolgente, ha l’onor del merito di essere una bella storia d’amore ai limiti della stravaganza.

Elisa (Sally Hawkings) è una giovane ragazza muta che si occupa delle pulizie in un centro top secret di esperimenti militari degli Stati Uniti d’America. Sempre accompagnata dalla sua collega e migliore amica Zelda (Octavia Spencer), un giorno la sua vita di silenzio e isolamento viene scioccata dall’incontro fortuito con una creatura marina dalle sembianze umane. Trovandosi spesso a pulire la stanza dov’è rinchiusa la creatura, Elisa incomincia a comunicare con lei (Doug Jones) insegnandole il linguaggio dei segni e, giorno per giorno, entrando sempre più in empatia con lei, poiché per la prima volta i suoi problemi di comunicazione sono insignificanti di fronte a questa creatura mezza acquatica e mezza umana, dal rilucente corpo celeste e gli occhi da rospo.
Per la prima volta Elisa ha di fronte un individuo con cui non ha problemi a sentirsi diversa. Ma i piani del sergente Strickland (Michael Shannon) prevedono di vivisezionare la creatura quanto prima, per poi studiarla una volta fatta a pezzi. Così Elisa, aiutata dal suo vicino di casa Giles (Richard Jenkins) e da uno scienziato del laboratorio che collabora segretamente con l’Unione Sovietica, organizzano la fuga della creatura per trasferirla a casa di Elisa. La fuga, nonostante qualche imprevisto, riesce e i due incominceranno a sviluppare un rapporto che all’inizio era esclusivamente platonico a un amore profondamente carnale e passionale (eh si la creatura è ben dotata), contornato da scene di passione sottomarina ad alto livello di fantascienza sessuale.

*ALLERTA SPOILER*

Sebbene il sergente Strickland si metta sulle tracce della creatura, riuscendo sul finale quasi a catturarla, i due innamorati riescono a sopraffarlo e la creatura decide di trascinare negli abissi dell’oceano Elisa, per non vivere più in solitudine e non farla più vivere alla sua innamorata.

La storia si può definire leggermente banale per le caratteristiche dei personaggi e per alcune dinamiche nella storia: siamo nell’America della Guerra Fredda, tra sergenti militari impegnati a pensare solo al proprio pacco e alla Cadillac da comprarsi al concessionario, tra scienziati russi finti idealisti e Zelda, che ricorda tanto la signora Calpurnia del Buio oltre la siepe, la storia assume delle caratteristiche non sconosciute ma comunque messe bene insieme e di notevole intrattenimento. Invece, per quanto riguarda la storia tra Elisa e la creatura, si può dire tutto tranne che è banale, carica di fantasia ma anche di forte empatia affettiva, data dalle numerose situazioni divertenti che si vengono a creare.

A cura di Edoardo Marcuzzi

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