Ed eccoci di nuovo qui, cari amici, per un altro appuntamento con la nostra seppur umilissima ma piena discarica cinematografica. Finora, per cercare materiale da lanciare senza ritegno nell’inceneritore si è più o meno sempre andato a cercare nell’archivio straniero ed è con profonda amarezza che purtroppo oggi dovremo, aimè scomodare la nostra amata ma controversa cinematografia italiana. Il dispiacere cresce se sappiamo anche che il regista del film che andremo a posizionare in questa nefanda rubrica è proprio lui, Carlo Verdone (lo so Carlo, perdonaci, ma questa volta era necessario).

Ebbene, sembra che anche chi vanti una carriera di oltre 40 anni di onoratissimo servizio alla commedia italiana, possa avere le sue defaillances. Parliamo infatti di Sotto una buona stella, un film uscito nelle sale nel 2014 che, personalmente mi è capitato di guardare per caso solo qualche mese fa. Ci ho dovuto riflettere a lungo e riguardarlo una seconda volta per essere realmente sicura di ciò che sto per dire, ho creduto addirittura di essere io a non aver afferrato a pieno il senso del film. Ma i miei dubbi e perplessità erano purtroppo fondati.

Questa pellicola narra di un ricco broker che in due giorni riesce a perdere moglie e soldi, ricoperto di debiti e con due figli e una nipote a carico, che devono trasferirsi a casa sua non potendo più permettersi l’affitto. La commedia si sviluppa quindi, su tutti gli equivoci del caso: una casa abitata da troppa gente, tra cui una bambina piccola, con il padre sull’orlo di una crisi di nervi e una vicina, Luisa (interpretata da Paola Cortellesi) che sembra essere la sua unica valvola di sfogo.

Il problema di questo film non sta tanto nella trama, che scorre più o meno liscia, ma in tutto il resto. Inquadrature che sembrano uscite da una telenovela argentina, luci soffuse quasi fossimo in un teatro, pochissima e quasi inesistente colonna sonora, per non parlare della recitazione dei co-protagonisti, che forse persino un bambino alla recita di fine anno avrebbe interpretato meglio. Anche nella trama c’è qualcosa che non va: i tempi sembrano talvolta tirati, come se il regista si fosse addirittura annoiato nel girarlo e durante il racconto, la visione dei personaggi diviene spesso contraddittoria rispetto a quella che li caratterizzava all’inizio.

Solo il binomio Verdone – Cortellesi sembra salvare effettivamente le apparenze (guai se non fosse così), le uniche gag divertenti guarda caso sono proprio quelle con loro due, ma probabilmente saranno entrati nel set sbagliato, altra spiegazione non ci sarebbe. È andato tutto storto a sto giro per Carlo, può capitare dopo anni di capolavori assoluti come quelli che noi tutti conosciamo e, anche se per lui non vale più il principio dello sbagliando si impara, lo prendiamo e lo accompagniamo delicatamente al trita documenti senza farci vedere. Come dire, sotto una buona stella la prossima volta.

 

Elena Giuliano

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