The Rubbish Truck: Nurse 3D

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The Rubbish Truck: Nurse 3D

Bentornati con la rubrica della quale avreste fatto volentieri a meno, The Rubbish Truck, che anche oggi vi porta alla scoperta di un’assolutamente dimenticabile orrore cinematografico.

Oggi parleremo di Nurse 3D – L’infermiera: ecco, preparatevi, perché sembra che abbiano volutamente deciso di buttare in un unico calderone cliché sulle infermiere, sangue a volontà, improbabili effetti tridimensionali ed elementi soft-porno. E quindi, fattovi un bello stomaco di ferro, iniziamo questo viaggio alla scoperta del trash più profondo e sensazionalistico.

La storia potrebbe anche suscitare un fascino magnetico ma, e i “ma” sono parecchi, tradisce tutte le aspettative alla prima scena: l’infermiera Abigail Russell, interpretata dalla statuaria Paz de la Huerta, integra la sua routine da placida pantera da corsia ospedaliera con una vita notturna da sadica killer di mariti infedeli. Ed eccoci immediatamente arrivati al nocciolo della critica: il classico binomio “buona di giorno – cattiva di notte” lascia spazio ad una profonda repulsione per la frontwoman, che si lascia progressivamente travolgere dalle sue passioni sanguinarie.

La passione psicotica e perversa per Danni, una delle nuove leve, che attanaglia l’avvenente infermiera, porta il film verso un punto di non ritorno: sangue, nudi e ancora sangue. E ancora, nudi e sangue fino alla fine del film. Presentato come un horror – thriller erotico, e la denominazione rispecchia al meglio l’indefinitezza della trama, il film non riesce a capire sé stesso, si perde in un bicchier d’acqua (o di sangue, più appropriato) e butta all’aria tutti possibili risvolti che l’avrebbero potuto rielevare.

Il classico trauma infantile che, con il trascorrere degli anni, si traduce in un profondo senso di inquietudine e smarrimento, lascia spazio all’instillarsi di una sanguinaria passione per il sangue: per una brava infermiera, questo potrebbe essere un punto di forza; se non che i prelievi vengano fatti a forza di forbici sulla carotide o con qualsiasi oggetto appuntito possa trovarsi in una sala operatoria (e penso ce ne siano parecchi).

Il film non è costruito male, manca proprio di un senso logico; potreste trovarvi più volte di fronte alla fatidica domanda: “Ma cosa sta succedendo?”. Tranquilli, non preoccupatevi: è il film ad essere deviato, non voi. E anche il “lieto fine”, l’agognata conclusione di una storia – non storia, non farà che amplificare il vostro senso di disagio.

E quindi: buona visione!

A cura di Andrea Tenconi

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