THE RUBBISH TRACK: Quando il trash è made in Italy

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Sebbene trash sia un termine di forte connotazione anglofona, l’Italia certo non se ne priva, e andiamo quindi a recuperare tre fantastiche “pellicole monnezza” del nostro cinema.

  • LA CROCE DALLE 7 PIETRE (1987)

Penso sia sufficiente dire che il film del 1987 – diretto, sceneggiato, interpretato e salutato dal luminare Marco Antonio Andolfi – è anche conosciuto come “Il lupo mannaro contro la camorra”, per capire l’andazzo. E non pensiate che si tratti di un film su un Super eroe pronto a sgominare i traffici illegali del nostro bel Paese, la trama sarebbe troppo buona per quello che è un…un…boh, ragazzi, davvero non saprei come definirlo. Un momento di sgomento forse? Massì.

Accompagnati da una sceneggiatura che implora pietà inginocchiata sui carboni ardenti, si alternano sullo schermo sette sataniche sadomaso, sogni annichilenti, uomini malati di irsutismo e membri della camorra che giocano al solitario. Ciliegina sulla torta, l’apparizione finale del buon Jesus sul cielo di piazza San Pietro (non vogliamo nemmeno chiederci il perché). Insomma signori, se la vita vi sembra troppo bella e volete abbassare la ali non perdetevelo.

Film completo qui sotto

  • PRIMAVERA DI GRANITO (2000)

Ah, la Sardegna! Le spiagge, il pecorino, i film low budget. Già, film low budget fatti ad minchiam però.

Primavera di granito è un film del 2000 di Ignazio Frogheri girato in provincia di Nuoro con finanziamenti pubblici. CON FINANZIAMENTI PUBBLICI. Ora, vedendo il film mi sono chiesta se il buon Frogheri sia davvero un ingenuo regista che cerchi di girare un noir in quel di Nuoro con risultati spiacevoli, oppure se dietro non ci sia una mente acuta che voglia scardinare secoli e secoli di estetismo e un saluto a mamma. Ma veniamo al sodo, la trama. La sfuggevole trama.

Un boss della droga francese, Monsieur Le Blanc, decide di piazzare la propria merce a Nuoro (grande snodo del narcotraffico, come è risaputo). E chi contatta se non la banda di scippatori di paese? Accordo fissato, i nostri 3 moschettieri devono solamente recuperare trecentomila dollari, e c’è solo un modo per farlo: svaligiando un furgone portavalori aka una FIAT PUNTO. (Fiat Punto portavalori che, fortunatamente, si ferma ogni sacrosanto giorno, nel medesimo punto e alla stessa ora a causa di una guardia con problemi alla prostata). Alberto, un amico dei 3 (e che conosciamo già all’inizio), rifiuta però l’accordo con Le Blanc che – in tutta risposta – prima lo fa incarcerare, poi ne fa stuprare la moglie e infine lo uccide. È noto a tutti: Francesi, falsi e cortesi. A quel punto le cose precipitano, fino all’inevitabile lieto fine (che non vi spoilero).

Dalla sceneggiatura che fa ribollire la bile grazie anche a dialoghi sconclusionati, al livello di recitazione degli attori che oscilla tra il “gatto di marmo” (o di granito a questo punto) e il “Gabriel Garko presentatore a Sanremo”, Primavera di Granito inanella sequenze di trash che vi porteranno a tagliarvi le vene mentre ridete convulsamente. Guardatelo.

Link del film completo qui sotto:

  • ALBAKIARA (2008)

Il demonio.

Con Albakiara, il regista Stefano Salvati, tocca il fondo dell’orrido made in italy. Io lo definirei un troiaggio, se mi passate il neologismo. Il film, che dovrebbe essere rivolto ai ragazzi, segue la storia di Kiara (ragazza dai facili costumi, per definirla in modo onesto e gentile) a cui si affianca l’operazione di un investigatore corrotto – Raz Degan – che deve far sparire un carico di cocaina. Più che trash il film di Salvati è orrido. Volgare senza motivo, con scene inserite a caso in cui compaiono scritte sovraimpresse e ADESIVI che sembrano quelli del vecchio programma di editing foto gratuito in voga un tempo (picnic se non erro?), senza contare l’uso massiccio di After Effect che mira forse a confondere lo spettatore e indurlo inconsciamente a distrarsi dalla catastrofe che sta guardando. Ma tutto ciò non basta, non sia mai. Ad accompagnare il film ci sono niente popò di meno che tutte canzoni di Vasco Rossi. Eccolo qui, ben assestato, un altro pugno nello stomaco (non me ne vogliano i fans). No, non me la sento di linkarvi sotto il film per intero. Cercatelo e guardatelo solo se vi serve una scusa per picchiare a sangue qualcuno.

Qui sotto, però, vi inseriamo la clip che dà un attimo di respiro al film. Anzi, a noi spettatori più che al film stesso. Grazie Raz Degan, avrei voluto farlo io.

A cura di Martina Zerpelloni 

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