Un uomo siede al tavolo di un bar. Incontra persone tutto il giorno, persone che vanno da lui con le richieste più disparate, in cerca di  qualcosa: bellezza, salute propria o dei propri cari, recuperare un rapporto con una persona amata… E come un oracolo, l’uomo seduto al tavolo dà dei responsi: la contropartita per raggiungere il proprio scopo prevede il compimento di un’azione, spesso terribile. Il vaticinio, però, è solo una delle possibili soluzioni per ottenere ciò che si desidera e, se agire o meno per compiere la profezia, spetta pur sempre al richiedente.

Si alternano così le vicende di nove personaggi, le cui storie a volte si intrecciano e diventano complementari, ruotando intorno alla stessa misteriosa figura, che tira fuori le risposte da un’agenda con su scritto il destino di ognuno.

Quanto e cosa si è disposti a fare per ottenere ciò che si vuole?
È questo l’interrogativo su cui si basa tutto il film.

Uccideresti un bambino per salvare tuo figlio dal cancro? Metteresti mai una bomba in un bar per riavere indietro tuo marito che l’Alzheimer sta consumando? Insabbieresti una denuncia per rivedere tuo figlio con cui non parli da anni?
Già decidere di interrogarsi su una questione del genere significa abbassare un po’ l’asticella della propria irremovibilità su convinzioni e principi.

The Place è un adattamento cinematografico della serie televisiva statunitense The Booth at the End, seppur con personaggi e finali diversi.

Un film molto alla Genovese e molto poco all’italiana, con una bellissima scenografia, di cui, come ha detto lo stesso regista, Mastandrea è parte integrante. “Come un velo spostato dal vento”, così si è definito l’attore, rispondendo in conferenza stampa alle molte domande che chiedono spiegazioni sulla figura che interpreta. L’alone di mistero lascia spazio alla fantasia di ognuno sull’interpretazione di cosa il personaggio rappresenti: Dio, il demonio, il Fato, la coscienza… libero spazio all’immaginazione. Questo l’intento del regista, per dar modo allo spettatore di interrogarsi e immedesimarsi nei personaggio.

Genovese ha creato un bel film con un elemento irrazionale e mistico ma che stimola la riflessione su interrogativi al contrario molto terreni e attuali che potrebbero riguardare chiunque.

Per un grande film serve un grande cast, e in questo gli attori non deludono: Valerio Mastandrea, Marco Giallini, Rocco Papaleo, Alessandro Borghi, Silvio Muccino, Alba Rohrwacher, Vittoria Puccini, Sabrina Ferilli, Silvia D’Amico, Giulia Lazzarini. Bravissimi a reggere la scena per un’ora e quaranta solo con la forza dei dialoghi e degli sguardi, essendo tutto il film girato nello stessa ambientazione, al The Place.

Il film è intrigante e tiene alta l’attenzione, in un ritmo sempre più incalzante più si avvicina il momento della scelta e, di conseguenza, del soddisfacimento della propria richiesta, in un turbinio di emozioni contrastanti.

Ogni personaggio reagirà in maniera diversa, ognuno con un finale diverso. Ma la vera riflessione con cui il film ci lascia riguarda la trasformazione interiore che si innesca nei personaggi una volta scelto di scendere a patti con la loro coscienza e venir meno ai loro più radicati principi. Una volta ottenuto a caro prezzo ciò che si desidera, si può ancora essere felici?

A cura di Sara Carpinelli

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