Copenaghen, anni ’20. La storia è quella del pittore Einar Wegener, o meglio Lili Elbe, e di come la donna intrappolata nel corpo dell’uomo riuscì a venirne fuori. Magistralmente interpretato da Eddie Redmayne, il film racconta di come, partendo da un gioco, Lili prenda il sopravvento su Einar, emergendo dopo una vita di incertezze e costrizioni. Accanto alla trasformazione del protagonista spicca un’altra importante figura quella di Gerda, sua moglie, la quale gli rimarrà accanto accettando, seppur dolorosamente, la perdita effettiva del marito ed abbracciandone le sue nuove spoglie. È proprio lei che rende tutto più vero e drammatico, in quanto se ci limitassimo ad osservare il punto di vista di Einer poi stravolto in Lili, potremmo sì percepirne la frustrazione, lo spaesamento, ma anche e soprattutto l’eccitazione, l’emozione e l’euforia nel poter lentamente scegliere chi essere. Senza ovviamente voler screditare o sminuire tutta la fatica e il tormento di Einer, si potrebbe comunque accostare l’evoluzione che entrambi i personaggi hanno sostenuto, e si noterebbe come la vita di Lili continui a salire verso l’alto, verso ciò che desiderava; mentre quella di Gerda si abbassa lentamente, lasciando spazio solo alla sofferenza della perdita. Il suo dolore, ma la sua capacità di controllare la situazione è quello che lascia tutti senza fiato. Non è un caso che Alicia Vikander vinca l’Oscar come miglior attrice non protagonista.

Ma la pellicola cela in sé molte altre chicche e riferimenti nascosti:

  1. Lili Elbe non fu la prima a sottoporsi ad un intervento, purtroppo però i documenti che certificano tali pratiche su altri tre soggetti sono andati distrutti.
  2. Alexandre Desplat, il compositore, ha affermato che le musiche sono state registrate solo una settimana prima la presentazione alla Mostra del Cinema di Venezia, avendo una tempistica particolarmente ridotta.
  3. La moglie Gerda, intratteneva relazioni omosessuali e usava portare il marito ai balli presentandolo come la sorella del marito.
  4. Oltre che critiche riguardo la decisione di non scegliere un attore transgender per intepretare il ruolo di Einar, le accuse nei confronti del film si sono spinte sino alla scelta di Gerda, ricaduta su Alicia Vikander, la quale ha dovuto indossare una parrucca bionda e schiarirsi la pelle per meglio assomigliare al personaggio.
  5. Infine nella scena conclusiva del film è stata utilizzata una controfigura per Gerda, la quale in quel momento si trovava a New York.

Insomma che dire d’altro, è un film in cui ogni gesto trasuda emozione, ogni sguardo è importante quanto un dialogo; è una storia da assaporare per poterla capire meglio.

 

A cura di Emma Giammetta

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