TEMPI MODERNI:TENTATIVI DI FUGA.

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A cura di Bianca Maria Cuttica

Che cosa è l’arte? Dove sta il confine tra realtà e rappresentazione? Fino a che punto l’artista è legittimato a giocare con la vita e con l’etica per realizzare le proprie visioni e dare corpo alle proprie suggestioni?

Queste domande schiette aprono  la  narrazione e percorrono duocentoventisette pagine con un ritmo piuttosto incalzante. Risuonano nella mente di un giovane e promettente studente di belle arti che non vuole diventare artista e vengono poste al lettore a cui è affidato il compito trovare una risposta, ammesso che una risposta esista.

Da queste premesse potreste pensare di essere di fronte ad un saggio,un testo speculativo,quasi didattico;  In realtà Tentativi di fuga,  ultimo lavoro di Miguel Angel Hernandez pubblicato poche settimane fa dalla casa editrice e/o, è un opera di narrativa che sta al confine tra il thriller ed il romanzo di formazione,  che si ispira a vicende reali ma utilizza la finzione letteraria per mantenere viva quella frontiera tra rappresentazione, realtà e fantasia, che in qualche modo lega la letteratura e l’arte visiva.

Cominciando dalla fine incontriamo Marcos, affermato critico d’arte e professore universitario  nel momento in cui decide di consegnare alle pagine di un libro la storia dell’incontro con l’artista  Jacobo Montes, autore di Tentativi di fuga, un’ installazione dotata di una forza capace  di condizionare la vita di un uomo, diventando la musica di sottofondo della sua intera esistenza.

Il romanzo finisce e comincia qui, nel momento in cui il giovane studente Marcos  accettando un lavoro come assistente di Montes  si avvicina al mondo dell’arte e ne scopre i meccanismi; tuttavia dopo un breve periodo di entusiasmo ed infatuazione il ragazzo  entra in crisi , turbato dai metodi e dai mezzi che il suo particolare mentore vorrebbe utilizzare per  mostrare la realtà attraverso le sue opere.

L’obiettivo dell’artista è infatti partecipare al male del mondo, portarlo davanti agli occhi dello spettatore in tutta la sua cruda semplicità senza alcun intento di denuncia, giocando  senza remore con la dignità, con la vita, con il denaro e la debolezza dell’uomo e le sue aspirazioni.

Così Marcos  si  allontana, si interroga, vive e dopo anni torna sui suoi passi, diventando parte di quell’opera da cui per lungo tempo aveva cercato di fuggire. Il  cerchio si chiude ma qualcosa resta sospeso,  nonostante il finale netto del romanzo ci sono domande che non trovano risposta: l’arte è magia? la magia esiste? come si sta in equilibrio tra la vita e la finzione?

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