Esiste una realtà che ogni anno, a Cremona, sposta l’asticella più in alto, ed è quella degli Amici di Robi, un’organizzazione nata per creare eventi in memoria di Roberto Telli, ragazzo cremonese scomparso qualche anno fa.

Il Festival di quest’anno vanta nomi come Giorgio Poi, Ghali, Ex-Otago, Canova e Lo Stato Sociale in una cornice come quella del Parco Po.
In origine il Memorial si svolgeva nella zona del Coloniale, e consisteva in un evento dedicato principalmente allo street basket.

Nonostante il progressivo ampliamento del festival in termini di offerta artistica e di popolarità, bisogna sottolineare come gli organizzatori abbiano sempre tenuto fede ad alcuni principi fondamentali: l’atmosfera familiare che si respira entrando nel parco e la volontà di mantenere l’ingresso gratuito. Una line-up così succulenta non poteva lasciarci indifferenti.

Dopo aver attraversato il parco arriviamo al main stage scorgendo lungo il cammino stand culinari e tende musicali.
Stanno suonando i Novamerica, band veneta che sta portando in giro il loro lavoro primo album, chiamato appunto Novamerica, pubblicato da La Valigetta, etichetta cremonese che si affianca a Gli Amici di Robi per quanto riguarda l’aspetto della direzione artistica del festival. Il progetto ruota attorno al lavoro di un ex dj di musica elettronica passato alla musica acustica. Fortissime le influenze della musica statunitense e australiana sul sound della band. Si passa dai suoni dei sintetizzatori dei Tame Impala a riff di chitarra che rimandano ai Toto passando per mille altri stili diversi. Un’ottima apertura per scaldare il pubblico che comincia a concentrarsi davanti al palco in attesa del pezzo forte della serata che ancora non si fa vedere.

Le 22.30 sono l’ora di Giorgio Poi. L’ex frontman dei Vadoinmessico, artista giramondo, novarese di nascita, londinese di adozione regala, come sempre ci ha abituato, un live di altissimo livello.  Poi esegue praticamente tutto il suo ultimo lavoro Fa niente e inoltre si cimenta in due cover molto riuscite: Aurora, de I Cani e Mare d’Inverno di Loredana Bertè. Il concerto trascina gli spettatori in un’atmosfera psichedelica dominata dai lunghissimi assoli di Giorgio e ai suoi due compagni di palco, che a ogni live riescono a reinventare i pezzi rivestendoli in modi sempre diversi. Giorgio Poi è senza dubbio tra gli artisti del nuovo panorama nazionale che più meritano di essere sentiti dal vivo, oltre che in cuffia. Lui dice di ispirarsi soprattutto ai grandi nomi della musica italiana classica, ma a noi sembra azzardabile anche un paragone a un mostro sacro come i Pink Floyd tanta è la qualità.

tanta robba festival (1)

Nel prato ormai non si cammina più, davanti alle transenne una massa indistinta e compatta di ragazzini attendono solo il momento di Ghali, mentre più indietro il pubblico sopra i 16 anni si gode più comodamente la fine dell’apertura di Giorgio.

Finito il live lo raggiungiamo nel backstage dove abbiamo modo di scambiare con lui alcuni pensieri riguardo al passaggio dall’inglese all’italiano nei suoi testi: Poi ci confessa che durante la sua permanenza a Londra ha riscoperto la validità e il fascino delle produzioni artistiche italiane degli ultimi decenni, dal cinema di Antonioni agli album di Vasco.

Inoltre per il cantautore di Novara il 2017 è un periodo di fermento della musica italiana e secondo la sua opinione dovremmo approfittare di questo momento per iniziare ad esportare in maniera consistente le nostre valide proposte. Mentre lo ringraziamo ci dirigiamo, piuttosto frettolosamente, verso il palco perché l’inizio del concerto è il suo momento preferito.

Ghali sale sul palco. Delirio del pubblico.

L’artista è il suo personaggio, ricoperto dal suo stesso marchio, Sto, in un continuo utilizzo sfrenato di Instagram, da parte sua e dei suoi giovanissimi fan, è stato interessante notare uno spostamento dell’attenzione alla musica verso l’immagine. La presenza di Ghali è stata il vero show.

Il rapper tunisino ha eseguito il suo album, e il pubblico haurlato a memoria ogni singolo brano. Ma Ghali non è soltanto un cantante, la sua esibizione è fatta di balletti, intermezzi, autopromozione, Instagram stories…tutti elementi che non entrano in collisione tra loro ma che danno forza alla sua performance.

Concluso il concerto finalmente ci dirigiamo nell’aria panini, dove ci rifocilliamo godendoci l’atmosfera del festival.

A cura di Ivan D’Antuono, Federica Calvo e Diego Maroni

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