Sziget: l’isola controcorrente che non lascia spazio alla paura

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LA FESTA

In un’epoca in cui siamo abituati a un marketing violento, incessante e spesso bugiardo è difficile credere ancora negli slogan. È difficile leggere certe frasi, apparentemente banalità, e dargli davvero credito.
Per questo, quando per la prima volta, visitando il sito dello Sziget, ci siamo trovati di fronte al loro slogan, the Island of Freedom, l’isola della libertà, non ci abbiamo dato troppa importanza. Siamo andati dritti a quello che pensavamo essere il cuore di questo festival, ne abbiamo sviscerato la line up, gli spettacoli, i dati, per provare a capire cosa ci aspettava nella meravigliosa capitale ungherese. Ma la vera chiave di lettura dell’enorme successo che ogni anno riscontra lo Sziget era proprio quella frase, quella innata dedizione alla libertà che lo caratterizza. Non una libertà puramente edonistica (che di certo non manca), ma una libertà spirituale, una libertà di incontrarsi e di mescolarsi, di conoscersi, di divertirsi insieme, lasciandosi alle spalle il resto. E il fattore che rende possibile tutto ciò, oltre all’impeccabile organizzazione, rodata da ormai 24 edizioni di Sziget, è senz’altro l’enorme internazionalità e multiculturalità del festival: quest’anno sull’isola della libertà si sono incontrate poco meno di 500000 persone, provenienti da oltre 100 paesi. Una folla in grado di rappresentare quasi metà del mondo, che convive in pace per una settimana su una (relativamente) piccola isola nel Danubio.

Uno spettacolo incredibile, quasi una visione in un periodo socialmente e politicamente instabile a dir poco, nel quale sono sempre di più i muri, fisici e non, e sempre meno l’aggregazione e, passateci l’apparente banalità, l’amore. Ecco, anche in questo faticavamo a credere; siamo partiti verso Budapest impauriti dall’incessante allarme terrorismo, turbati dalle risposte reazionarie del governo Orban. Ancora una volta, siamo stati smentiti, gradualmente: iniziando con un allarme bomba all’apertura del primo giorno (rivelatosi fortunatamente falso), ci siamo poi trovati ad essere così immersi nell’atmosfera di pace e rispetto reciproco dello Sziget da dimenticarci totalmente ogni inquietudine, anche grazie all’ingente ma discreto sistema di sicurezza dell’isola. Lo Sziget è, quindi, una colorata e psichedelica oasi di pace e rispetto, nella quale tutti si sentono coinvolti, dagli “Szitizens”, veri “cittadini” dell’isola che trascorrono 24 ore su 24 all’interno del festival, ai visitatori giornalieri, occidentali e orientali, giovani e meno giovani.

LA MUSICA

Per quanto concerne la proposta musicale, la line up dello Sziget dà a primo impatto l’impressione di essere eccessivamente dispersiva.
Gli organizzatori del festival non fanno segreto di aver dovuto scegliere, negli ultimi anni, tra significativi investimenti nel cartellone e una gestione del budget artistico più parsimoniosa per assicurare alle migliaia di visitatori un’atmosfera unica che riesca a rendere lo Sziget davvero differente da qualsiasi altro festival europeo.

Questo sacrificio in termini artistici rischia di far storcere il naso a chi si aspetta da una realtà così grande e consolidata un’attenzione particolare alla colonna sonora di una festa della durata di sette giorni. È una decisione che però non ci sentiamo di criticare in toto: ancor prima della musica, è la coloratissima e accogliente isola di Obuda ad essere il punto di forza dello Sziget. E gli affezionatissimi Szitizens col passare del tempo continuano a dar ragione a questa intuizione del direttivo. L’unico dubbio che ci è sorto dopo aver compreso la filosofia della Direzione Artistica, riguarda la scelta di investire in grandi nomi dal cachet milionario (ce ne sono stati due in questa edizione, rappresentando 2 parti su 25 del costo del Festival) ma notevolmente legati a logiche commerciali e qualitativamente non eccelsi, quando a parità di investimento si potrebbe puntare su artisti comunque in grado di attirare un’enorme audience, che siano musicalmente più consoni al gusto contemporaneo e dalle pretese economiche sicuramente inferiori. Ne è un esempio la massiccia presenza di DJ EDM ( David Guetta e Hardwell per primi), che forse sarebbero potuti essere sostituiti almeno in parte da producer che negli ultimi anni stanno offrendo prova di musica raffinata sempre più apprezzata. Perché non proporre Jamie XX come saluto finale a un pubblico che non disdegna artisti meno commerciali di chi ha costruito la propria carriera su hit radiofoniche di dubbia qualità?

Sarebbe tuttavia scorretto dipingere lo Sziget come incapace di soddisfare le richieste musicali dei suoi avventori. Segnaliamo le incredibili performance di artisti che da anni ricevono consensi unanimi, come Chemical Brothers, Sigur Ros, Die Antwoord, Manu Chao, Jake Bugg e Skunk Anansie. Altrettanto ricca è stata l’offerta di realtà musicali meno mainstream. In questa edizione dello Sziget abbiamo avuto l’occasione di ascoltare live M83, Editors, Travis Scott, CHVRCHES, The Neighbourhood, Bloc Party, nomi appartenenti a realtà musicali diverse, in grado di accontentare anche palati più raffinati.

Discorso a parte merita la delegazione italiana al Festival. Quest’anno gli italiani (e non) si sono trovati sotto al palco di gruppi storici quali Zen Circus (il cui nuovo album sarà sugli scaffali del vostro negozio di dischi di fiducia il 23 Settembre!) e I Ministri, ma anche artisti emergenti hanno avuto l’opportunità di mettersi alla prova davanti a una platea internazionale. Si parla di Selton, Bugo e L’Orso, ma non solo. Tra tutti siamo stati impressionati dall’ampio respiro delle sonorità dei LandLord, che hanno saputo proporre musica distante da ciò a cui è abituato il pubblico italiano, a volte pigro e con una spiccata tendenza a farsi rassicurare da artisti restii a prendersi il rischio di stravolgere la propria voce per cercare nuove strade.

Il nostro consiglio, se doveste partecipare alla 25esima edizione dello Sziget (9-16 Agosto 2017), è di non vincolarvi a un programma di artisti da seguire eccessivamente rigido, ma di lasciarvi ispirare e aprire cuore e orecchie a gruppi provenienti da ogni parte del mondo: chissà mai che in Line Up non ci sia il vostro nuovo artista preferito?

A cura di Carlo Casentini e Carlo Michele Caccamo

Photo Credits: Rockstar Photographers

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