La pellicola che oggi andiamo a recuperare è piuttosto recente, presentata durante il Sundance Film Festival del 2016 mandando in delirio sia pubblico che critica, mentre da noi è arrivato direttamente in home video, senza che nessuno sapesse cosa fosse e proprio per questo siamo qui a presentarvelo.

Seguiamo le vicende di Hank (Paul Dano), un ragazzo che è naufragato su un’isola e che dopo qualche tempo decide di farla finta per porre fine alle sue sofferenze, ma in quel preciso istante compare un cadavere (Daniel Radcliffe), che chiamerà Manny, che non solo gli parla, ma che emette flatulenze ed ha erezioni. Nel cercare insieme la via di casa, i due amici condivideranno peculiari aneddoti sulla vita.

È il racconto del viaggio di un uomo solo, la cui immaginazione senza limiti lo porta a riflettere su cosa gli manca e sulle opportunità perdute, specie in amore. Durante il corso della storia, proverà con Manny a pensare a come avrebbe potuto approcciare una ragazza che tutti i giorni prendeva l’autobus con lui, a immaginare la sua vita con lei affianco. Ma è tutto finto. Alla fine emerge la sua incapacità di comunicare all’interno di una società; forse lui era sulla sua isola ben prima di naufragarci. È un’allegoria, ma funziona davvero bene per delineare dei comportamenti in cui un qualunque giovane potrebbe ritrovarsi, come a rimarcare che cerchiamo negli altri conferme per noi stessi.

Nella forma la narrazione è sopra le righe, ma è da sottolineare il controllo che avviene a livello registico, che fa sì che non si scada mai nel volgare, ma che anzi questa assenza di inibizioni sia letta come un invito a non badare alle convenzioni sociali e a non aver paura di essere umani. Questo è un elemento kitsch che rende il film ancor più grottesco, ma non per forza demenziale, perché si propone come un inno alla libertà e lo fa con uno stile sgraziato ma accattivante. Questo può avvenire grazie ad un montaggio ben congegnato, che orchestra al meglio le follie dei protagonisti e che porta lo spettatore nel vivo dei loro sogni e nella loro incredibile realtà.

Swiss Army Man merita sicuramente il recupero, perché nella sua follia, riesce a comunicare emozioni in modo efficace e originale, grazie ad un lavoro accurato prima in fase di sceneggiatura e poi di regia.

a cura di Giacomo Azzolina

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