Sun Kil Moon @ Auditorium Parco della Musica

1067

A cura di Federico De Feo

Dopo il grande successo, emozionante e struggente, di Benji e l’uscita del nuovo lavoro, Universal Themes, Mark Kozalek con i Sun Kil Moon si presenta al pubblico di Roma, nella magnifica Sala Petrassi dell’Auditorium Parto della Musica.

Arrivato all’auditorium ho la sensazione che sarà un concerto da ricordare e del quale si parlerà per molto tempo. Mark Kozelek è un artista a tutto tondo, un personaggio che ti trasporta nel suo mondo piena di angustie e ricordi, di una vita, quasi appesa ad un filo invisibile. La sala comincia a riempirsi, noto subito, incuriosito, due batterie sul palco insieme a tre chitarre e mi chiedo come sia riuscito ad arrangiare le sue canzoni per questa nuova formazione e se abbandonerà il lato prettamente acustico di Benji. L’attesa sta per terminare, si abbassano le luci lasciando spazio solamente alla fioca luce che risplende sugli strumenti. Salgono finalmente sul palco, Kozelek insieme alla sua band, e noto con piacere la presenza di due personaggi molto importanti che ,in un modo o nell’altro, hanno fatto la storia della musica, Neil Halstead (chitarre e voce degli Slowdive) e Steve Shelley (batterista dei Sonyc Youth) già batterista di Kozelek in Benji.

Si comincia subito con un pezzo del nuovo album, Little Rascals, e già da li si capisce che assisteremo ad un concerto poco acustico ma molto più spinto nei suoni e nell’arrangiamento.  Con questo canzone, grazie anche all’utilizzo delle luci, entriamo nell’anima nera di Mark. Il frontman quasi non si vede sul paco, notiamo solo i suoi impercettibili movimenti nel suonare la chitarra. Entriamo nel suo mondo, oscuro e tormentato. Si prosegue con Mariette, canzone presente nell’album con i Desertshore, e piano piano si comincia ad alzare la luce sul palco, sembra quasi una metafora della vita stessa, momenti neri che cominciano a svanire grazie ad un luce, infondo al tunnel, che irradia il tutto.

Mark inizia a sentirsi a suo agio e comincia a parlare con il pubblico, ci chiede se abbiamo apprezzato il nuovo film di Paolo Sorrentino, Youth, in cui interpreta una piccola parte, e ci racconta vari aneddoti della sua giornata. E fantastico come Kozelek riesca a concentrare l’attenzione di tutte il pubblico che si trova davanti e ad unire musica e spettacolo con grandissima, apparente, facilità. Si comincia con i brani di Benji, sicuramente i più apprezzati dal pubblico, rendendo bene l’idea di come l’album abbia dato il via alla nuova vita musicale di Kozelek. Adornate da una nuove veste, le canzoni, vengono arrangiate in maniera completamente differente. Al solo chitarra e voce, molto più intimo e introspettivo, vengono aggiunte le due batterie, che vanno a completare la parte ritmica. Il risultato è sorprendente e magnifico, i brani vengono irradiati da una nuove luce che li rende più vitali e fantastici. Si parte con Micheline, interpretata in maniera malinconica ed emozionante da Kozelek, che narra la storia di una bambina, affetta da problemi mentali, che andava a casa di Mark per chiedere di poter fare un bagno con lui, e se ne andava sorridendo “come se avesse appena ricevuto l’autografo di Paul McCartney” anche se respinta. Per concludersi con I Watched the Film the Song Remains the Same, un lungo racconto che tra passato e presente. I fantasmi del passato vengono richiamati attraverso la visione del film, di cui sono protagonisti i Led Zeppelin, creando un cerchio temporale, per evidenziare il cambiamento di prospettive tra oggi ed allora, e per svelare come la malinconia abbia plasmato la personalità artistica di Kozelek in questi quarantasei anni.

Dopo una piccola pausa, il concerto riprende con gli ultimi due brani. La bellissima Ceiling Gazing, utilizzato in Youth, e Caroline. Terminato il concerto, Mark si lascia andare in un abbraccio con una ragazza della prima fila, per poi abbracciare anche tutti noi ringraziandoci di aver reso questo concerto così emozionante anche per lui. Il pubblico comincia a lasciare la sala, accompagnati da un silenzio mistico.

Raccontare un concerto così è qualcosa di veramente difficile, ti ci perdi dentro, le emozioni sono mille, non le riesce a descrivere pienamente. Ti rimangono dentro sensazioni fantastiche che forse puoi condividere solo con te stesso e con la tua anima. Probabilmente la vera essenza della musica. Mark Kozelek è questo, è musica, un artista struggente e magnifico che rende ogni cosa che produce uno spettacolo per la nostra anima.

Commenti su Facebook