Suburbicon è la classica cittadina americana anni 60, che vive nel suo piccolo mondo di provincia e dove tutto ciò che di estraneo vi si può intrufolare viene immediatamente aggredito e fatto da capro espiatorio per ogni fattaccio che succede in città. Scritto dai fratelli Cohen e con l’esordio alla regia per George Clooney, il film tratta principalmente il tema della verità e su come questa venga interpretata e fatta a proprio modo di chi e come la voglia vedere.

La famiglia Lodge è una tranquilla famigliola di Suburbicon, composta dal padre, Gardner Lodge (Matt Damon) che impersona il classico dirigente d’azienda molto dedito al lavoro, la moglie costretta sulla sedia a rotelle dopo un incidente d’auto, la sorella Margaret (Julian Moore), trasferitasi da loro dopo l’incidente della moglie e il figlio Nicky di 10 anni. Una notte però vengono sorpresi in casa da una coppia di rapinatori che legano al tavolo tutta la famiglia e li imbevono di cloroformio. La rapina in casa ha esito tragico, poichè alla madre viene somministrato troppo cloroformio e ne rimane talmente intossicata da lasciarci le penne. Iniziano così le ricerche per ritrovare i due rapinatori, ma la scarsa partecipazione del padre e della sorella nella ricerca, col passare del tempo fa emergere il piano celato dietro a tutta questa storia: dopo aver stipulato una cospicua assicurazione sulla vita della moglie, Gardner e Margaret arruolano questi due finti rapinatori per far fuori “accidentalmente” la moglie, intascare i soldi e scappare insieme verso isole tropicali. All’inizio il piano sembra procedere senza ostacoli, ma i due amanti si ritroveranno sempre più inseriti in un vortice di violenza e bugie da cui non riusciranno più a uscirne fuori e ci rimarranno secchi pure loro. In una storia fatta di menzogne su menzogne, l’unico portatore della verità rimane il bambino, che vive emotivamente molto male tutto quello che gli succede intorno ma riesce sempre a discostarsi da tutto quello che vogliono fargli credere, rimanendo alla fine l’unico che riesce a salvare la pelle.

Tutta questa storia ha come sottofondo un’altra storia: nello stesso periodo, nella ridente cittadina “bianca” di Suburbicon, si è appena trasferita una famiglia di colore, i Robbins. La sola presenza di questi individui, estranei del tutto alla realtà della cittadina, scatena una marea di illazioni e follie da parte della gente, che incominciano ad accusare di qualsiasi male e problema della città questi poveri disgraziati, rei di aver intaccato, in chissà quale modo, il pudore e la forte tradizione che in Suburbicon faceva vivere tutti tranquilli prima che arrivassero.

E parallelamente le due storie procedono allo stesso passo: le bugie sempre più intricate e subdole di Gardner Lodge si accompagnano al crescere dei soprusi e delle violenze nei confronti dei Robbins, che culminano con la scena finale dove, mentre la folla inferocita attacca senza motivo la casa dei Robbins, nella casa dei Lodge sta avvenendo la strage finale, dopo che i falsi rapinatori, non essendo stati pagati da Gardner, son tornati per vendicarsi. Ed è molto simbolica questa ultima scena: la violenza inaudita che si butta sulla famiglia di colore rappresenta l’esplodere di tutte le falsità e intrighi in cui si sono buttati Gardner e Margaret, che non riescono più a controllare e che li porta alla rovina.

Non si può dire niente a Matt Damon e Julian Moore, autori di due ottime performance, ma la pateticità dei loro personaggi nella trama li rende quasi insopportabili. Le dinamiche grottesche in casa Lodge si susseguono a ripetizione, accompagnate da una stereotipia un po’ troppo esagerata nell’espressione dei vari personaggi. Dinamiche che possono piacere oppure no, ma andateci molto cauti se pensate di potervi divertire guardando questo film.

A cura di Edoardo Marcuzzi

 

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