Le luci sono soffuse, le persone sono seduta su alcune sedie o per terra vicino al palcoscenico. L’atmosfera che si respira è già magica. È il 22 ottobre e Stu Larsen sta per salire sul palco di uno dei circoli milanesi più belli e particolari di Milano, il Serraglio.

Cantante Folk australiano, non può passare inosservato con i suoi lunghi capelli biondi e una lunga barba dal colore più rossiccio. Ha iniziato la sua carriera al fianco di Passenger, aprendo i suoi concerti in giro per mondo per all’incirca tre anni e sempre grazie a lui ha prodotto il suo primo album. Tra una canzone e l’altra racconta al pubblico della sua vita e di come siano nate le sue canzoni.

Il concerto inizia con un brano solo voce e chitarra, ma non si sente assolutamente la mancanza di altri strumenti o scenografie per intrattenere il pubblico. Durante la seconda canzone in scaletta, “Ferry To Dublin”, suona una fisarmonica e non fa che conquistare ancora di più il pubblico.

Dopodiché inizia a parlare del suo nuovo album, “Resolute”, uscito da qualche mese, lo introduce con la lenta e romantica “I Will Be Happy And Hopefully You Will Be Too” scherzando sulla lunghezza del titolo. La sua voce è davvero affascinante e rassicurante, pulita ma allo stesso tempo dà un senso di vissuto. Con il suo timbro caldo copre prettamente il registro medio, e quando sale verso note più acute diventa un po’ più squillante mentre nel falsetto esce a tratti un dolce soffio.

Il live scorre, cullati dalla calda voce di questo tradizionale cantautore e dalle sue storie. Parla di “Airplane”, canzone su un suo amico conosciuto un paio di anni fa in Scozia e della sua ragazza, tedesca. Era una relazione a distanza ma i due si amavano alla follia, e nonostante la ragazza fosse terrorizzata dagli aerei, pur di raggiungere il suo amore si faceva interminabili ore in treno o in bus in giro per il mondo. In “The Straight Line” emergono a pieno tutte le sfaccettature della voce di Stu, tra falsetti acuti e voce piena.

Con “Some Kind Of Gypsy” si va a creare una bellissima atmosfera. Larsen prima di iniziare a suonare parla della semplicità del brano, mostrando gli accordi del ritornello e chiede al pubblico di cantarlo con lui. Il risultato è magico.

Tra le altre numerosi canzoni suonate ne emergono due per la loro cullante melodia e storia. “Chicago Song” è un brano dedicato a una chitarra, che lo conquistò in un negozio a Chicago e che alla fine decise di chiamare con il nome della città Americana, non avendo altre idee. La seconda è una delle sue canzoni più conosciute, “San Francisco”, parla della sua decisione nel 2007 di cambiare vita. All’epoca Stu lavorava in una banca e aveva tutto quello di cui aveva bisogno però iniziò in lui a nascere il desiderio di uscire dalla sua Comfort Zone per scoprire il mondo e se stesso, così decise di iniziare questo lungo viaggio, avendo con sé solo la sua chitarra e la sua musica. Una delle frasi più belle di questo brano è “Non saprò dove sto andando finché non ci andrò”, prima di iniziare a cantarla dice che questa canzone è per tutti i sognatori.

Stu Larsen è un cantautore che conquista, i suoi testi sono speciali e mai banali. Parlano della bellezza del viaggiare, di fare nuove esperienze, incontrare nuove persone e conoscere le loro storie, di mettere se stessi alla prova. Parla delle varie sfaccettature della vita, di come ognuno di noi abbia la sua idea e visione personale e infine è, generalmente parlando, dolcemente romantico.

Dopo alcune canzoni suonate con il suo amico e collega Tim Hart (colui che ha aperto il concerto), tra cui una cover di Jolene, il live si conclude con un brano dalle sonorità un po’ Country. In un batter d’occhio Stu sparisce dal palco, ma la magia creata nell’aria ci impiega un po’ a dissolversi.

A cura di Giulia Lansarotti

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