Jeff Bauman è un ragazzo della periferia di Boston. Conduce una vita normale, scandita dal lavoro e dagli inontri al pub con gli amici. Il 15 aprile 2013 si ritrova al traguardo della maratona di Boston per vedere Erin, la sua ex ragazza, che cerca in ogni modo di riconquistare. Per questa fatale coincidenza, Jeff viene coinvolto nel terribile attentato di quel giorno, durante il quale perde entrambe le gambe ma riesce a vedere in faccia uno dei terroristi e ad agevolarne la cattura da parte dell’FBI. Inizia così la storia del Jeff Bauman noto al mondo come simbolo di “Boston strong”, il senso di riscatto e di appartenenza collettivo innescato dopo l’attentato.

Trasformato in un eroe dall’America e dai familiari, Jeff si trova coinvolto in una notorietà che non vuole e catapultato in un ruolo che non sente di appartenergli: sopravvivere ad un evento, per quanto tragico, non fa di lui un eroe. A causa degli innumerevoli fan che lo fermano o gli scrivono è costantemente costretto a rivivere l’evento più traumatico e terribile della sua vita che, invece, vorrebbe in ogni modo dimenticare. Durante la convalescenza l’unica persona che sembra comprendere davvero la sua sofferenza e stargli acconto è la ex fidanzata che, ben presto, deciderà di tornargli accanto, sostenendolo con grande forza e coraggio. Nonostante ciò però Jeff non sembra impegnarsi nella lunga e dolorosa riabilitazione, preferendo ubriacarsi con gli amici e rimanendo succube della madre che cerca in ogni modo di accrescere la notorietà del figlio, senza comprenderne il dolore. Quando Erin gli comunica di essere incinta, Jeff è ad un bivio: affrontare la situazione e reagire o abbandonarsi al dolore e al senso di inadeguatezza.

Il biopic mostra come il trauma subito da Jeff trasformi completamente la sua vita e metta a dura prova i rapporti con le persone che ha intorno: la sua famiglia, in particolare la madre, con cui vive, e la sua fidanzata. Un evento così terribile e traumatico può, nonostante tutto, trasformarsi in un’occasione per cambiare in senso positivo.

Il film mette in luce anche la spietatezza dei media, che glorificano la vicenda di Bauman per sfruttarne la notorietà del momento, chiamandolo per comparsate pubbliche e televisive, etichettandolo come un simbolo di patriottismo, ignorando il dramma che il ragazzo sta vivendo.

Stronger è un film “molto americano”, una storia di coraggio e di speranza, che pecca però di retorica e cede, in più momenti, ad un eccessivo e facile sentimentalismo. L’acme quando a una partita di baseball cui Jeff ha partecipato, molti spettatori gli si avvicinano e raccontano le loro esperienze traumatiche, chiedendo foto ed autografi.
Il film costituisce comunque spunto di riflessione su importanti tematiche quali appunto il ruolo dei media, lo shock post traumatico e il senso di colpa dei sopravvissuti ad eventi di questo tipo.

Solo applausi per Jake Gyllenhal che interpreta magistralmente il suo personaggio, affrontando una grande prova, anche a livello fisico (gli varrà una nomination agli Oscar? Noi ce lo auguriamo). Anche Tatiana Maslany non è da meno nel rappresentare una donna combattuta tra rabbia e senso di colpa, che, in nome del suo amore, si impone con Jeff e la sua famiglia e si fa carico di tutta la non facile situazione.

A cura di Sara Carpinelli

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