Con La Saga di Star Wars ci eravamo lasciati con The Last Jedi, l’episodio più divisivo dell’intera saga ma allo stesso il più coraggioso e con un occhio critico più incisivo. L’opera di Rian Johnson era stata attaccata soprattutto per la filosofia alla base della Forza, che nel film era vista come un’entità che permeava tutte le cose e non era più ad uso esclusivo di Sith e Jedi. Avendo carta bianca sul progetto, J.J. Abrams ha deciso di non seguire l’idea ed eredità registica de Gli Ultimi Jedi ed ha provato a reinserire il prodotto in un canone più classico, ma non della saga, ma del genere stesso dei BlockBuster.

Il film nella prima mezz’ora inizia subito con una fase di retcon che cerca di ristabilire i personaggi all’interno del nuovo corso preso dal film. La nuova scrittura intrapresa da Abrams e da Terrio è ottima perché riesce ad evitare di essere troppo prolissa e ci fa capire in maniera concisa dove sono arrivati i personaggi all’interno dei loro percorsi ed allo stesso tempo riesce ad inserire dei dettagli che lasciano presagire e che preparano un finale epico. Non si può dire lo stesso della regia della prima parte del film, molto frettolosa, che vuole solo farci arrivare a capire dove stanno andando i protagonisti e non si sofferma sul come lo stanno facendo in quel momento ed hai quel retrogusto di amaro, come se ti fossi perso qualcosa di interessante, non di utile ai fini della storia, ma comunque interessante ai fini visivi e d’intrattenimento che è ciò che ti aspetti da un prodotto mainstream di questa portata; il tutto condito da un montaggio a tratti davvero maldestro e zoppicante soprattutto nella parte iniziale.

Buona importanza invece viene data all’interno della trama ai personaggi secondari, ben caratterizzati e con una personale storia ed intreccio, come il simpatico ingegnere Babu Frik. Eccezione fatta per quelli più attesi e rumoreggiati fin dal primo film “I cavalieri di Ren”, che effettuano un semplice lavoro di comparsa con la funzione di mero orpello all’interno della storia. Dove questo film brilla è sicuramente l’impatto scenico e visivo di pregevole fattura che è esaltato dalla regia di Abrams che lavora benissimo e dà il meglio di sé quando la scena si apre e deve lavorare con gli effetti speciali. Quando invece la scena si chiude e diventa più intima, va incontro a diversi passi falsi – che anche una mano meno esperta non avrebbe fatto – tranne in una scena a metà del film che ha fatto commuovere la sala per la dolcezza trasmessa dagli attori, ed è quello il J.J. Abrams che avremmo voluto vedere per l’interno film, ben dosato, calibrato e che sa colpire al punto giusto (e che purtroppo non si è visto nel film molto stereotipato e banale nella realizzazione, come se avessero voluto chiudere tutto in fretta e furia per portare il lavoro a casa).

Con Star Wars: L’ascesa di Skywalker si conclude la trilogia che ha unito vecchia e nuova generazione ma che ha disunito la platea dei fan. Fin dall’inizio si percepisce la volontà di allontanarsi dal Lavoro precedente per cercare sicuramente di accontentare i fan storici della saga, ma il prodotto che ne è uscito è a tratti fuori fuoco e troppo carico di cliché narrativi tipici del regista. E come se ti avessero dato da colpire un bersaglio enorme e tu spari per terra. Certamente nessuno si aspettava il miglior film della saga, ma quando esci dalla sala resti con l’amaro in bocca perché ti aspettavi qualcosa di più per concludere l’epico viaggio nella galassia lontana lontana.

Ora vorrei aprire un discorso che non riguarda solo il film in questione ma l’intera saga. La Disney si è fidata fin da subito dell’esperienza di Abrams, dandogli carta bianca per la completa gestione della trilogia che doveva sancire il grande ritorno della saga Fantascientifica per antonomasia e nella gestione e produzione ha fatto notare il grande impegno e lavoro che Abrams, da grande fan della saga, ci ha messo. Ma purtroppo non c’è stata un’idea drammatica che ha funzionato da fil rouge che lega assieme i film della Nuova Trilogia, che per come sono stati pensati li si potrebbe vedere tutti come opere a sé stanti. E da questa trilogia si possono trarre degli importanti insegnamenti: Abrams è un ottimo produttore ma è ancora lontano dall’essere un buon sceneggiatore; Adam Drivers è un figo della madonna; per fortuna la prossima trilogia è in mano a Rian Johnson, sceneggiatore “Vero” e regista dall’ottimo potenziale.

VOTO : 6.5

A cura di Giacomo Azzolina 

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