New Artist: LeVant (George D. Stanciulescu)

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Biografia: Compositore, DJ, poeta, ricercatore di estetica contemporanea: non c’è dubbio che George D. Stanciulescu si presenti come esempio di personalità artisticamente versatile. La sua opera di sperimentazione decennale e il suo raffinato eclettismo hanno portato la musica elettronica romena all’attenzione internazionale. I suoi lavori, che variano di norma dai 3 ai 6 minuti, appaiono come dense stratificazioni di elementi classici, sonorità à la Ligeti, atmosfere ambient, beat techno e ritmi incalzanti di sapore trip hop. Una miscela di influenze altrimenti distanti la cui coesione è garantita dalla padronanza dei mezzi tecnico-stilistici dell’artista. L’avventura di Stanciulescu inizia nel 2005 con la creazione del progetto Ad Ombra. Il musicista, forte della collaborazione delle cantanti Alexandra Damian e Ilinca Oltreanu e del polistrumentista Maximilian Lupu, pubblica nel giro di quattro anni tre album riconducibili alla darkwave neoclassica: Smaragdine, Rites of Genesis, Magna Charta Illusorum. Nel 2010 il compositore inaugura LeVant, ampliando il proprio range di esplorazione artistica e mirando a una vera e propria sintesi di stili in grado di riflettere il pluralismo sincretico della postmodernità. È con quest’ultimo progetto che Stanciulescu ha lanciato lo scorso maggio il suo ultimo EP di cinque tracce, Tone Skin.

Discografia:
Ad Ombra
Smaragdine | 2008
Rites of Genesis (Equinox Tremendum) | 2008
Magna Charta Illusorum | 2009

LeVant
Beyond the Mask of Eden | 2011
Knock, Knock, Ginger | 2014
Tone Skin | 2016

Tone Skin (EP)

Tracklist:
Yantra
Brittle (feat. Cristina)
Sparks
Hypnoticus (feat. Alexandrina)
Neon

RecensioneFin dall’apertura a ottave vuote (in Yantra), LeVant promette un album costruito su eleganti timbri orchestrali, sonorità vaporose e tempi dilatati. A differenza del precedente, Tone Skin si presenta come un lavoro più intimo, riflessivo, quasi un tentativo di sintesi tra la classicità di Ad Ombra e le tonalità chiare del nuovo progetto. In questo senso, non è secondario lo spazio dato alla vocalità nu-jazz di Cristina Pandariu (in Brittle) e al timbro sabbioso di Alexandrina Hristov (in Hypnoticus), in netto contrasto con le impostazioni liriche delle prime collaboratrici Damian e Oltreanu. Certo, non mancano arabeschi ritmici né momenti dance – si tratta pur sempre di un progetto spiccatamente IDM. Ma in Tone Skin queste sezioni vengono spesso preparate da lunghi passaggi atmosferici nei quali vanno successivamente a immergersi, con cui si intersecano. Si ascolti la melodia a quinte perfette, nella seconda metà di Yantra (non sembra la sirena di una volante davanti a un locale abusivo?), sostenuta da loop ritmici incalzanti, frenetici, intramezzata da ampie ‘ventate’ di archi rielaborati digitalmente.
Si genera così quella stratificazione di idee che è marchio distintivo delle opere di Stanciulescu, senza badare a spese in termini di riferimenti e fonti di ispirazione. Se sul versante delle influenze ‘colte’ possiamo trovare artisti come Penderecki, Fideli e il già citato Ligeti, l’anima elettronica di LeVant è senza dubbio figlia di Tycho, di John Hopkins, nonché del gusto post-classico del primo Amon Tobin. E la sensibilità del romeno riesce a mantenere questa densa concrezione stilistica al riparo dai rischi dell’eccentricità – forse un tempo originale, ma oggi piuttosto datata – degli esperimenti di collage. È sempre possibile individuare un forte desiderio espressivo in grado di tenere insieme ciò che altrimenti risulterebbe mero virtuosismo.
Inoltre, Stanciulescu dichiara di avere come obiettivo il prodotto finale, non il processo. Questo focus sul ‘pezzo compiuto’ gli permette di servirsi di una gran varietà di tecniche compositive, dando ragione di una positiva noncuranza di uniformità di metodo in sede creativa. “Le tracce di Tone Skin,” afferma, “sono state costruite a partire da abbozzi di armonie classiche, registrate, campionate, infine sviluppate, espanse e ‘rivestite’ grazie agli strumenti offerti dall’elettronica.” Altri elementi, invece, vengono improvvisati direttamente sulla tastiera (in genere la sua fedele Korg MIDI) e processati al computer.
L’intento di Stanciulescu si può intuire dalle dichiarazione per la rivista SphereMusic. Definendo la propria musica come ‘elettronica del post-Acquario’ – espressione desunta dal politologo Frederic Jameson – l’autore mira a creare prodotti artistici in grado di riflettere la fluidità contemporanea attraverso il prisma della “bellezza, delle fatiche e della purezza di quelle emozioni appassionate che rimangono eternamente umane.”
Questa volontà di cucire insieme frammenti da consegnare alla sensibilità degli individui in maniera unitaria non è priva di elementi sinestetici. Il mezzo elettronico, nelle mani di Stanciulescu, diventa strumento di spazializzazione dei suoni: ora espansi, ora ridotti, direzionati come vive presenze nell’ambiente performativo. Infatti, benché si dica disponibile a qualsiasi contesto esecutivo (club e discoteche, ma anche musei e sale da concerto), l’autore non nasconde la propria predilezione per ‘teatri e rassegne artistiche, dove la musica può dispiegarsi nella forma di un evento multimediale.’
Insomma, non si può dire che LeVant manchi di ambizione. Tone Skin ne dimostra la volontà sintetica presentandosi come un lavoro compatto, un numero esiguo di pezzi di dimensioni ridotte, ricchi di elementi comuni, echi tematici e rielaborazioni. L’ascolto di questo EP – sembra suggerire l’autore – dev’essere un viaggio attraverso ogni traccia, un passaggio dall’una all’altra nel tentativo di identificarne il legante espressivo.
Un elemento di coesione che, in una struttura quasi ad anello, porta la melodia a quinte di Yantra a ripresentarsi pressoché identica nella conclusiva e più caotica Neon.

A cura di Gabriele Cavallo

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