On stage: Stand Up Comedy

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Stand-up comedy è l’espressione in lingua inglese che indica il cabaret, visto come spettacolo in piedi, in cui l’attore principale parla al pubblico direttamente e senza filtri, con l’intento sì di trasmettere un messaggio ma di fare anche arrivare se stesso nella sua spontaneità, nei suoi modi di fare, sempre presenti nonostante in quel momento sul palco rosso stia indossando la maschera di chissà chi (vicino o lontano) ma sempre un chissà chi.

L’uso di un linguaggio diretto e familiare, senza censure, aperto, fluido e congegnato di domande e risposte, oltre che di interrogatori aperti al pubblico, è l’elemento portante di questo tipo di spettacolo che ha un solo e unico obiettivo: far ridere.

Se volete riflettere su una tipologia variegata di questioni, sentendovi tirati in causa e avendo voglia di parlare anche voi senza riconoscervi solo spettatori, con una parola o una risata, se vi ritenete capaci di sdrammatizzare argomenti seri ma allo stesso tempo abili nel cogliere la morale che deriva dalle risa, allora andate a vedere questo spettacolo. Lo apprezzerete.

Woody Allen, Robin Williams, George Carlin e Louis C.K. sono solo alcuni nomi di coloro che hanno integrato questo genere nel loro repertorio; genere che è sempre più presente negli ultimi anni anche in Italia con nomi quali Roberto Benigni, Dario Fo, Daniele Luttazzi e Fiorello che ne hanno fatto uso. Voi, per assistervi in prima persona, potete recarvi al Teatro Franco Parenti di Milano, lo spettacolo si chiama appunto Stand up Comedy ed è diretto dai dialoghi di Giuseppe Sapienza, Raphael Tobia Vogel e Luca Ravenna. Gli artisti che parleranno con voi, diversi a seconda delle serate, sono Francesco Brandi, Carmine Del Grosso, Nicolò Falcone, Edoardo Ferrario, Francesco Frascà, Stefano Rapone, Luca Ravenna, Giuseppe Sapienza, David Shushan e Daniele Tinti. L’ultimo spettacolo andrà in scena il 26 febbraio.

Nel Cafè Rouge, spente le luci, vi ritroverete a ridere di una persona sfortunata, che da quando è nata, salutata da un medico molto delicato che le ha tirato una gomitata in testa, a quando (raggiunti i quindici anni) va al suo primo appuntamento con una ragazza, vive una vera e propria tragedia. La tragedia è, per definizione, una rappresentazione drammatica che si caratterizza, oltre che per il tono e lo stile elevato, per una trama e una conclusione generalmente definiti da gravi sventure e sofferenze. Però non è forse vero che, nonostante queste caratteristiche, questo genere nacque in Grecia per omaggiare Dioniso? Contenuto triste dunque, ma volto a qualcosa di allietante, come a volerci suggerire un paradosso. Paradosso che prosegue nel parlare della comunicazione, con una parodia tragicomica sulle applicazioni di incontri virtuali tipici del nostro secolo, in cui certamente si riesce a interagire più facilmente ma – e qui sta il controsenso – la superficialità ha un ruolo preponderante, perchè un click basta a selezionare una persona, in base a chissà quali caratteristiche, e la verità è che alla fine si finisce ad amare solo chi ci ascolta senza contraddirci, ovvero lo psicologo.

Ma non riderete di lei, riderete con lei” avrebbe detto il professor Keating ne L’attimo fuggente. Si andranno poi ad incontrare temi quali l’importanza delle etichette, di provenienza e religione, su cui soprattutto oggi sembra più che mai utile riflettere.

Cogliere il messaggio, farsi un’idea propria, sorridere ma anche restare seri. Non si ride mai veramente del nulla, ma solo di qualcosa che si capisce, perché se non si comprende si è preoccupati di questo e, di conseguenza, si cercherà di sdrammatizzare con una mezza risata ma non sarà mai davvero piena.

Ma voi lo sapevate che ci sono tanti tipi di risata: c’è il ridacchiare, il cachinno, la risatina breve e concisa, lo sghignazzamento dei burloni, la risata di pancia così ambita, quella a crepapelle dei bambini; c’è il risolino che fa già ridere per il nome, il sogghigno, lo sghignazzo, la risata nervosa di quando non riusciamo a esprimerci veramente, quella risata paradossale che esprime l’opposto di ciò che pensiamo davvero, e quella risata di cortesia che chissà quante volte ipocritamente ne abbiamo abusato, ah e quella malvagia della strega di Biancaneve! Curioso, però, che durante la risata gli occhi si inumidiscano per l’attivazione delle ghiandole lacrimali, come a ricordarci, neanche poi così paradossalmente, che c’è sempre un opposto dietro l’angolo. Punti di vista.

A cura di Isabella Garanzìni

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