On Stage: Delitto e Castigo

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730 passi. Sii gentile e abbi coraggio”, ecco il ritornello che somiglia quasi a una nenia, che apre il sipario. Ѐ il principio, il dramma, il punto nevralgico, è uno shock iniziale che si evolve in ossessione nelle due ore e quaranta successive.

C’è un attore, Francesco Brandi, che, fattosi coraggio, ha stretto un patto con Raskol’nikov e ha deciso di provare a diventare lui, e di commettere anch’egli quel delitto che, impugnata una falce, segnerà per sempre un’ombra indelebile nella sua vita. Ma noi saremo con lui, lo accompagneremo e in un certo senso potremmo forse arrivare ad essere Raskol’nikov stesso.
Conoscere e recitare i passi di Delitto e castigo non può significare “solo” sapere le frasi a memoria, c’è troppo in gioco per ridurre uno spettacolo a un semplice ripetere a macchinetta, ci vuole passione. E qui, in una sala del Teatro Franco Parenti, da martedì 7 a domenica 19 marzo, la troviamo. Si incontra anche la follia, la paura, l’incredibile che diventa stupore e terrore e poi di nuovo il primo, e si precipita in un vortice di stravagante pazzia nella Pietroburgo dell’800, dove tutto, sì, proprio tutto sarà possibile, perfino un omicidio potrà forse trovare una giustificazione razionale e plausibile per essere commesso.

Tutto questo grazie ad Alberto Oliva, che dirige questo spettacolo aprendo con l’uccisione della vecchia e poi proseguendo con le varie fasi vissute da Raskol’nikov, che percorre quei 730 passi, richiamando alla mente il protagonista de Il cuore rivelatore di Allan Poe, e proseguendo con il dopo, con un ragazzo pronto, o forse no, ad affrontare tutte gli stati d’animo conseguenti a tale azione. Un gesto che condizionerà il futuro, la vita, l’amore, un gesto che saprà di paura, magari di consapevolezza e forse di accettazione del gesto commesso. Richiamando inevitabilmente alla mente Nietzsche, questo spettacolo, curato nel dettaglio, trasporta con sé e fa riflettere insieme al protagonista, tanto che pare quasi di conoscerla personalmente quella mente depressa, forse impazzita, vacua e vibrante, in preda alla confusione dell’eccitazione e della depressione, ma in realtà geniale; una mente dalla quale, per dirla alla Dostoevskij, non possono che nascere sempre in continuazione delle idee.

C’è molto da riflettere, abbiate coraggio come lo ha avuto l’attore Francesco Brandi e mettetevi in gioco, invitate ad assistere con voi allo spettacolo quell’ombra che tutti reprimiamo e chiamiamo follia, ma che da qualche parte esiste e forse esige di esprimersi e non essere uccisa. Del resto, un’ombra è sempre buia?

A cura di Isabella Garanzini

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