I tempi sono cambiati. Se fino a qualche anno fa si gridava “Il teatro è morto, viva il teatro!”, oggi dal Canton Ticino, con un pragmatismo tutto svizzero, rispondono che il teatro è morto, sì, “ma questo non dà nessun diritto al rimborso del biglietto”. È questo il leitmotiv di Cattiverie, lo spettacolo scritto e diretto dal regista luganese Luca Spadaro e prodotto dal Teatro d’Emergenza, in scena fino al 17 giugno al Teatro Libero, in occasione del Festival MilanOff.

Come recita il sottotitolo, Cattiverie è un varietà che si propone di risolvere “i sempiterni problemi dell’umanità”, attraverso tre pezzi brevi tratti da “vecchi libri scritti da persone molto sagge”. Di quali problemi parliamo? Beh, i soliti: la povertà, la violenza dell’uomo sull’uomo e, infine, lo smaltimento delle vittime. Trattandosi di un varietà, però, è bene che anche questi argomenti siano trattati con la giusta dose di leggerezza: si passa così da Una modesta proposta di Johanathan Swif messa in bocca ad uno stand-up comedian (Matteo Ippolito) assalito da risate artificiali, a L’assassinio come una delle belle arti di Thomas de Quincey esposto da un’inquietante conferenziere (Sebastiano Bòttari), per concludere poi con un duetto finale, in cui una giovane attrice in pigiama (Silvia Pietta) cerca il tono giusto per interpretare Yossl Rakover si rivolge a Dio di Zvi Kolitz, mentre, in uno spazio e in un tempo distanti anni luce dal suo salotto, si consuma la tragedia del vero Yossl Rakover (Massimiliano Zampetti). Non mancano nemmeno gli intermezzi musicali, affidati ad una cantante jazz con tanto di abito rosso e lustrini (Valentina Londino). Sorge però una domanda: tra tutti i mali che l’Umanità subisce e infligge ogni giorno, c’è davvero il tempo per occuparsi della presunta morte del teatro?

Il certificato di morte del teatro, di per sé, non è neanche una novità; nell’ultimo secolo pare anzi che le dichiarazioni di morte si siano accumulate una sopra l’altra: dalla morte di Dio a quella dell’hip-hop, passando per i Compact Disk e il postmoderno, la lista è lunga. Il merito di Cattiverie, tuttavia, è quella di far vivere agli spettatori, l’esperienza di questa morte.

Tutto lo spettacolo infatti è all’insegna dell’atto incompiuto, con l’obiettivo preciso di impedire al pubblico di godere dello spettacolo: dalle risate preregistrate dello stand-up comedy, che disinnescano la risata anche quando genuina, al duetto finale che inibisce sia il meccanismo ironico che quello tragico, fino al momento degli applausi, presi in assoluto silenzio, senza che gli attori ritornino sul palco nemmeno una volta. Se da un lato dunque i testi sembrano attaccare la natura “spettacolare” della società contemporanea, dove all’essere e all’avere, come diceva Debord, si è sostituito l’apparire, dall’altro è lo stesso meccanismo scenico, violentemente dichiarato e (per certi versi) castrante, ad attaccare gli spettatori. E non si tratta di presunti “spettatori medi”, ma di quelli in sala, che hanno pagato il famoso biglietto non rimborsabile, nonostante la morte del teatro.

Ci si potrebbe chiedere perché una scelta di questo tipo, specie in un momento in cui il teatro, se non è proprio morto, quanto meno fatica a tirare avanti. Il regista Luca Spadaro dichiara che Cattiverie è prima di tutto “un atto di amore verso il teatro”. In questo momento storico, il teatro sta attraversando una crisi non molto diversa dal resto dell’Occidente: una crisi, oltre che economica, d’identità. Il che vale a dire, trattandosi di arte, una crisi di linguaggio. Il problema dunque non è solo la carenza di pubblico, la scarsezza di mezzi economici a disposizione, il traballante appoggio delle istituzioni, ma il ruolo che ricopre oggi il teatro tanto per chi lo fa quanto per chi ne fruisce. Per rispondere a questa domanda risulta necessaria allora la decisione di eliminare ogni elemento di disturbo, dal narcisismo degli attori al compiacimento del pubblico, così da mettere a nudo l’esigenza profonda che anima Cattiverie: quella di una nuova lingua che sappia raccontare le sofferenze e i sempiterni problemi che attanagliano l’Umanità.

a cura di Nicolò Valandro

  

Cattiverie

Dal 12 al 17 giugno, Teatro Libero

Scritto e diretto da:

Luca Spadaro

Con:

Sebastiano Bottari

Matteo Ippolito

Silvia Pietta

Massimiliano Zampetti

 

E con

Valentina Londino

 

 

 

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