SPRING AWAKENING AL MENOTTI

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A cura di Marina Bertolini

È finalmente approdato anche a Milano, dove è stato fino al 30 novembre al Teatro Menotti, il musical Spring Awakening, successo consolidato di Broadway che nasce nel 2006. Un musical diverso dagli altri perché nasce da un testo scenico datato 1891 di Wedekind, allora ventisettenne, che cercò di trasporre nel teatro le inquietudini della gioventù che conosceva e che, da allora, non sono molto cambiate.

La storia, tragica e carica di vitalità allo stesso tempo, è semplice: segue le vicende di un gruppo di ragazzi alle prese con il passaggio all’età adulta e con la scoperta della propria sessualità. Sul palco non manca proprio nulla, come lo stesso Wedekind avrebbe voluto. Masturbazione, violenza e abuso sui minori, stupro e omosessualità sono mostrati senza veli come cruda rappresentazione della realtà ma non feriscono, pongono piuttosto delle domande. Perché si teme la vergogna nell’affrontare certi temi? Perché non si parla più spesso di quello che accade? Il mondo dal 1891 sarà anche cambiato ma le paure sono rimaste le stesse e la maniera di affrontarle pure.

La scelta più felice, inoltre, nel trasporre in italiano il musical è stata quella di lasciare invariati i testi delle canzoni. Troppo spesso assistiamo ad orribili adattamenti che deturpano il testo originale e limitandone la carica espressiva. Considerando poi la musica rock, suonata rigorosamente dal vivo, che accompagna tutto lo spettacolo, l’inglese non può che essere la lingua più consona. Molto particolare anche la proiezione dei testi tradotti sulla lavagna/fondale (una rappresentazione della scuola educatrice e annientatrice?) con particolari animazioni anche se forse la lettura e comprensione ne risultano limitate. Ma in fondo siamo a teatro ad assistere ad un musical e quello che deve coinvolgere è la musica, la voce, la coreografia. I testi li possiamo sempre leggere più comodi a casa.

Una scena semplice resta invariata per tutto lo spettacolo, sono gli attori a creare le scene e a riempire gli spazi, irrompendo con microfoni moderni nella scena e cantando la rabbia che hanno dentro. In tutto e per tutto fedele all’originale americano ma che arriva a scuotere anche il pubblico italiano. Preparato? Scosso? Sconvolto? Nonostante le persone in sala fossero perlopiù over 30, hanno dimostrato di apprezzare e sono usciti tutti col sorriso sulle labbra. È questo il risultato che si voleva ottenere e allora complimenti a tutta la produzione che ha compiuto un lavoro di adattamento eccellente e ci ha permesso di godere di uno spettacolo forte, bello e profondo allo stesso tempo.

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