SOUNDREEF: LA SIAE NON È PIÙ SOLA

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A cura di Giuseppe Giovine

Ha data 14 Ottobre l’evento che l’industria musicale italiana aspettava da tempo immemore: il Tribunale di Milano ha riconosciuto, sulla base dei principi europei del libero mercato, che un società diversa dalla SIAE possa operare sul mercato italiano nell’ambito della gestione dei diritti d’autore musicali.

La società in questione si chiama Soundreef, ed è una piccola startup di diritto inglese, nata dalle idee imprenditoriali di giovani italiani emigrati a Londra. E’ una collecting society che gestisce i diritti d’autore dei suoi iscritti, occupandosi della raccolta e della distribuzione delle royalty ai rispettivi titolari.

La scelta di alcuni autori, soprattutto inglesi e statunitensi, nell’affidarsi a Soundreef sta nella sua trasparenza e nella sua praticità gestionale. I brani vengono caricati gratuitamente online dagli stessi autori sul sito dell’impresa, i quali attraverso il proprio account possono controllare dove vengono suonati e l’ammontare dei loro guadagni. Guadagni che, differentemente per quanto avviene con la SIAE, non vengono ripartiti su basi statistiche, ma su semplici basi analitiche e dirette. E la loro riscossione ha tempistiche davvero ridotte rispetto a quelle dell’ormai ex monopolista: 90 giorni contro il 12-16 mesi impiegati da SIAE.

Dopo questa piccola grande vittoria nel procedimento civile d’urgenza, Soundreef si troverà di fronte ad altre battaglie legali. Battaglie che non spaventano il suo fondatore, Davide d’Atri, fiducioso, come noi, che le ragioni e la mission portata avanti dalla sua start up verranno considerate positive e, soprattutto, lecite.

Il raggiungimento di una concorrenza che non potrà portare altro che benefici a tutte le parti in causa non sembra essere poi così lontano.

Qualcosa si sta muovendo. E speriamo non si arresti facilmente.

 

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