Siamo stati al cinema a vedere Smetto Quando Voglio – Ad Honorem di Sydney Sibilia.

Qualcosa ci inventeremo”: è questo il leitmotiv di noi giovani di oggi che ci chiediamo quale sarà il futuro oltre lo studio, lo stesso che ha portato Pietro Zinni (Edoardo Leo) e Alberto Petrelli (Stefano Fresi) a decidere di intraprendere la vita criminale.

Questo è il fulcro della saga che trova conclusione in questo terzo capitolo, che abbandona in parte le atmosfere adrenaliniche di Masterclass per abbracciare delle atmosfere più cupe, dettate dall’entrata in scena di Walter Mercurio (Luigi Lo Cascio). È proprio da qui che la storia viene ripresa: Pietro Zinni che alla fine del secondo film era riuscito a intuire i suoi piani, cercherà di contrastarli riunendo per l’ultima volta la banda delle “migliori menti in circolazione”. Per riuscire in quest’impresa dovranno stringere un’improbabile alleanza con Er Murena (Neri Marcorè), il villain del primo film.

La sceneggiatura è sicuramente uno dei punti forti del film: anche in questo capitolo la narrazione non è lineare, specialmente nella prima parte del film che è dedicata a flashback che si vanno ad inserire coerentemente con gli altri due film.

Un altro aspetto da sottolineare è che, se in Masterclass si cercava di strizzare l’occhio alle scene d’azione dei film d’oltreoceano – sensazionali e di forte impatto visivo – qui si compie il lavoro opposto: il focus di questo film è tenuto sui conflitti dei personaggi, per questo si cerca di non spingere troppo sulla spettacolarità delle scene d’azione, specie sul finale, perché lo scontro intellettuale tra Zinni e Mercurio è più importante dello scontro fisico. Di questo ne giova specialmente il personaggio di Mercurio, che a differenza dei più blasonati villain da cinefumetto non ha il solo scopo di portare all’azione i protagonisti.

La sceneggiatura riesce anche a soddisfare i palati più esigenti dei fan accaniti della saga, che ha molte “easter egg” che rimandano a eventi secondari degli scorsi film e da più spazio alle new entry, specie l’avvocato Vittorio (Rosario Lisma).

Le performance attoriali sono ottime, ma quelle di Edoardo Leo, Stefano Fresi, Libero De Rienzo e soprattutto quelle di Neri Marcorè e Luigi Lo Cascio riescono a bucare lo schermo.

Aldilà di tutti questi pregi del film, il più importante di tutti risiede nella natura di Smetto Quando Voglio. È stato sottolineato come i precedenti capitoli abbiano citato più o meno esplicitamente opere acclamate dalle nuove generazioni: ed è proprio questo il pregio, il cercare di aprire un dialogo con i giovani. A dispetto di ragazzi invisibili e film sofisticati dai luoghi comuni, questo è il primo film in cui noi giovani possiamo riconoscerci sia perché utilizza il nostro linguaggio (cinematografico), ovvero gli universi narrativi, una narrazione non lineare e citazioni a opere che ci stanno a cuore, sia perché riesce a rappresentarci e a rappresentare i nostri problemi in modo genuino, senza vittimismi o colpevolismi. E scusate se è poco.

A cura di Fabio Facciano

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