SKIANTO

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IL NUOVO SPETTACOLO DI FILIPPO TIMI

a cura di Mariangela Rulli

C’è un mondo inesplorato, infinito e meravigliosamente sfaccettato dentro Filippo. Una realtà candida ma ben definita. Ci sono desideri, pulsioni e sentimenti in quell’involucro silenzioso ed incapace di comunicare.

Una fecondazione fatta di “abbracci stretti stretti” ed il miracolo della vita. Filippo si affaccia al Mondo già segnato: la sua nascita coincide con lo sfumare dei sogni di una famiglia carica di aspettative.

Nasce piccolo, viola, handicappato.

Rinchiuso in un involucro spaziale grande quanto una casetta che si affaccia sulla Superstrada, Filippo inizia a scoprire lentamente la realtà materiale di una quotidianità fatta di tatto, colori, musica.

La scoperta di avere due mani con cui accarezzare capelli come tanti fili e sopracciglia come nuvole soffici; di avere due gambe in grado di sorreggere il peso della sua anima prigioniera in quel bozzolo muto; di un corpo che non risponde ai suoi comandi. Filippo ha consapevolezza di sé, della sua fisicità limitata, della sua incapacità di comunicare se non per gesti violenti e grugniti indecifrabili, della sua asettica staticità forzata, della sua vita a metà.

Eppure il suo mondo è pieno di colori, come l’azzurro del cielo, così alto e bello, in contrasto con il grigio piatto della sua cameretta. E pieno di candido stupore, come se la vita fosse un cartone animato! Legato ad un letto mani e piedi, lui immagina di pattinare sul ghiaccio, forte e leggero come un perfetto doppio Axel, biondo ed elegante come un vero campione, libero e talentuoso come un bambino pieno di fierezza.

Ed è libero nella sua anima, nei pensieri, nelle emozioni. E’ libero di immaginare una vita al di là di quel muro, di quel letto, di quel corridoio, di quei 20 gradini che lo separano dal Mondo. Libero e prigioniero allo stesso tempo, in una crasi potente di gesti e pensieri che non corrispondono mai. Senza via d’uscita.

Timi ci accompagna, attraverso un viaggio intimo ed introspettivo, dentro la coscienza più buia e profonda di un ragazzo come tanti, eppure così diverso. Un monologo drammaticamente struggente, che arriva subito al cuore dello spettatore, coinvolto per 80 minuti in una girandola di emozioni fatte di risate, miste a lacrime salate.

In sottofondo la strepitosa chitarra di Andrea Di Donna, la sua voce è una piacevole carezza.

Uno spettacolo difficile ed un tema delicato, affrontato in perfetto “Stile Timi”: quindi via libera ad umorismo nero, paillette sgargianti, video presi da youtube e musiche anni ’80! Uno spaccato che accarezza le corde del cuore, costringendo lo spettatore non solo a guardare negli occhi una realtà drammaticamente reale ed immanente, ma anche a porsi dall’altra parte della fisicità umana, quella nascosta dietro gesti inconsueti ed apparentemente privi di significato.

In scena fino al 6 Aprile al Teatro Franco Parenti di Milano.

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