SIREN FESTIVAL -GIORNO I

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A cura di Cecilia Giurgevich

Vasto, ore 14. Arriviamo nella città con una canicola non indifferente, lasciamo le valige nel bnb e decidiamo di fare un giro nell’area festival, per ambientarci, per capire non solo le distanze tra un palco e l’altro ma anche quelle all’interno della stessa Vasto, dal nostro albergo o dal locale sul belvedere consigliatoci.

È un attimo capire che nel borgo di Vasto la distanza (al netto della graphic novel di Baronciani&Colapesce) non esiste. Realizziamo solo una volta arrivati quanto il festival sia all’interno della città, nelle vie e nelle piazze principali – tanto da sentire la necessità di creare dei braccialetti ad hoc per i residenti.
Mi metto il cuore in pace: non dovrò correre per centinaia di metri (problema di molti big festival) per non perdermi neanche un pezzo di un gruppo o l’altro.
Ed è con la pace e il relax nel cuore e nell’anima, che alle 19 si dà il via alle danze presso Porta San Pietro con iosonouncane, rivelazione della scena italiana degli ultimi mesi. Voce e una decina di manopole, si presenta scarno e concentrato davanti al primo ma non per questo non nutrito pubblico, anche di aficionados.

Mentre sul palco di Piazza del Popolo si esibiva Gazelle Twin, in previsione di un programma molto stretto decidiamo di approfittare dell’area food, fornita di specialità locali con attenzione speciale anche alle intolleranze di vario tipo, cosa sempre molto apprezzata.

Ore 20:35, è il turno di Sun Kil Moon sul palco del cortile d’avalos. “Attento a bloccare i fotografi dopo la prima canzone, ‘che questo me sbrocca” l’organizzazione avvisa la security, e capisco che Mark Kozelek è un tipo. Dopo mezz’ora di ritardo realizzo che non è solo un tipo, ma un tipo particolare. All’entrata sul palco, accompagnata da un “sssshhhhh” al pubblico aggiungo che è un tipo particolarmente fuori. Infine, al continuo invito poco gentile al pubblico di stare zitto (anche se giustificato) decreto il suo essere fuori dal mondo.
Due batterie, basso, chitarra e timpano personale, Kozelek presenta un live introspettivo, che raggiunge l’apice emotivo con una cover di Nick Cave.

È la volta quindi dei Verdena, ospiti sul palco di Piazza del Popolo. Carichi e forti di una grande presenza scenica fin dal primo pezzo, “alieni tra di noi”, non mollano il ritmo neanche per un secondo, neanche nelle loro ballate più sentimentali. Di poche parole ma contemporaneamente di grande coinvolgimento, per un live di una lunghezza inattesa per un festival: un’ora e mezza.

Clark suona nel cortile d’avalos, con un ritardo a catena che non può che non toccare tutti gli artisti. Da lui mi aspettavo un suono più scarno, sintetico, crudo. Quello che mi si è presentato invece è stato un live completo, che non ha lasciato respirare dal primo all’ultimo battito.

Programmato per le 00:30 e salito sul palco alle 02:15, il live di Jon Hopkins ha fatto valere senza dubbi la lunga attesa. Incontrollato al limite della frenesia sui suoi numerosi kaosspad, ha creato un unicuum elettronico che lo contraddistingue e non ha lesinato grandi sorrisi al pubblico in delirio: magnetico.

Finisce così il primo giorno del Siren Festival. Un festival che guarda sì a quelli europei ma con un cuore profondamente italiano, nel bene (acustica perfetta, location da paura, ospitalità d’eccellenza) e nel male (il ritardo e la mancanza di educazione delle persone ai concerti).

Ps personale: raga, eebbbbasta parlare e scrollare Facebook durante i concerti! Godetevi un po’ la musica d’eccellenza che avete davanti!

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