On Stage: Shakespeare, raccontami una fiaba

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Elio De Capitani ci racconta Sogno di una notte di mezza estate al teatro Elfo Puccini fino al 22 gennaio.

La pièce di Shakespeare, celebre e rinomata in tutto il mondo e in ogni cultura, ci viene presentata in maniera ironica e senza peli sulla lingua.

La storia parla delle peripezie di due coppie di innamorati, intrecciate a quelle di fate, elfi e di una compagnia di teatranti ed esprime perfettamente l’incontro tra umano e fantastico, tra fiaba e realtà. Si conclude poi con una parentesi di metateatro, quando i commedianti recitano a cospetto della corte nuziale di Teseo ed Ippolita.

L’esilarante cast ci mostra in maniera trasparente il testo malizioso del drammaturgo del teatro elisabettiano. Giocando a tratti enfatizzandone i temi che una volta sarebbero stati fortemente tabù, riesce a strappare un sorriso o una risata, permettendo di seguire in modo piacevole e non pesante i cinque atti della commedia.

Uno spettacolo, questo, fortemente applaudito e partecipato anche dal pubblico, estremamente divertito e impressionato dalla capacità recitativa degli attori, in grado di cimentarsi con vocalizzi, balletti e canzoni.

Più fedele al testo rispetto al film di M.Hoffman del 1999, la rappresentazione all’Elfo è riuscita fortemente simpatetica con l’audience che alla fine dello spettacolo ha regalato ai teatranti anche una standing ovation.

Apparentemente, ad un primo sguardo superficiale, si può attribuire alla performance un tentativo di strappare una risata toccando (quasi letteralmente) i soliti argomenti scomodi, quelli  che nella società si preferisce non intavolare in luoghi pubblici: il sesso e la sua maliziosità.

Se si conoscesse il copione, però, si comprenderebbe che questo è il tema centrale intorno al quale si sviluppa la storia di Shakespeare, che si sapeva essere già alla sua epoca un personaggio fuori le righe e anche per questo inizialmente poco “digerito” dalla comunità del suo tempo.

Quest’opera è un testo molto attuale, seppur abbia ormai più di 300 anni e tratti anche del mondo fantastico. 

Lo si potrebbe interpretare come l’aspirazione comune di ogni uomo di trovare e rincorrere l’amore e la felicità di sapersi la metà di un tutto, qui espressa dagli amori, corrisposti e non, provati dalle due coppie di amanti. Dall’altra parte, è inserita anche la componente fantastica delle fate e degli elfi, che allude ad un mondo sicuro, che si erge dall’equilibrio tra bene e male, buono e cattivo. In cui esistono personaggi strabilianti e buffi, come Puck, il fedele servitore del dio Oberon, re delle fate; capaci entrambi di riportare stabilità nel mondo fantastico.

Mondo che, per certi versi, può essere inteso anche come il posto in cui rifugiarsi, dove trovare pace dalla frenesia della vita di tutti i giorni.

È in questo modo che Shakespeare allora come ora citandolo nelle sue innumerevoli meraviglie teatrali , si va ad unire il lato pragmatico, realista, devoto al lavoro e alle responsabilità, insieme a quello fantasioso e ragazzino che vorrebbe mollare tutto e vivere all’avventura, confluendo in un dialogo che pone di fronte ad entrambe le istanze della nostra persona.

Questo momento viene rappresentato sul palco dalla scena meta-teatrale interpretata dalla compagnia di commedianti che si esibiscono di fronte a Teseo, la moglie e le due coppie degli amanti, ormai neosposi.

Così, uno spettacolo che si apre tra realtà e magia, si chiude con il racconto della possibilità di questa compresenza di mondi, uno in cui vivere la quotidianità, l’altro dove fuggire per avvicinarci più a noi stessi, a quello che sentiamo e proviamo.

In fondo, chi ha le prove per affermare che non possa esserci questa possibilità di vivere in due posti diversi, che poi potrebbero essere semplicemente diverse profondità della nostra intimità?

In ogni caso “Il pazzo, l’amante e il poeta non sono composti che di fantasia”.

A cura di Elisa Zampini

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