SCIENCE FOR PEACE 2013: SCIENZA, PENSIERO, SOLUZIONI PER UNA CULTURA DI PACE

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a cura di Giulia Corti

Oltre 25.000 partecipanti, circa 1000 scuole presenti e 10.000 studenti coinvolti, 150 speaker provenienti da 30 paesi: sono i numeri stupefacenti di “Science for Peace” 2013, quinta edizione della conferenza mondiale organizzata dalla Fondazione Veronesi che si è svolta il 14 e 15 Novembre a Milano nei prestigiosi spazi dell’Università Bocconi.

Il progetto di Science for Peace nasce per iniziativa di Umberto Veronesi nel 2009:

La scienza ha un linguaggio universale. Per questo è il miglior strumento di pace. Allo stesso tempo essa ha bisogno di pace per esprimere la sua capacità innovativa e continuare ad accompagnare l’umanità nel suo cammino.

Il movimento, sostenuto fin dalla nascita da ben ventuno premi Nobel e grandi personalità internazionali, promuove diversi progetti volti alla diffusione di una cultura di pace e a un concreto intervento per superare le tensioni fra gli stati e ridurre la spesa per gli armamenti.science for peace Nell’avvenieristica sede di via Roentgen i lavori della Conferenza Mondiale hanno analizzato i problemi che potrebbero frenare l’evoluzione verso la convivenza pacifica in una società non-violenta.

Il nostro sguardo sarà particolarmente concentrato sull’Europa, un grande progetto culturale e sociale da difendere e portare a compimento – spiega Veronesi.

Due grandi donne sono protagoniste fin dalle prima battute dell’incontro in Aula Magna: il premio Nobel per la pace del 1997 Jody Williams, da molto tempo impegnata in campagne contro le mine anti-uomo, e Kathleen Kennedy Townsend vice presidente di Science for Peace, che trasmettono la loro energia a tutta la platea.

All’Unione Europea va il merito indiscusso di aver garantito la pace per sessantotto anni consecutivi. Questo è stato un successo notevole, degno del premio Nobel che le è stato conferito – sottolinea la Kennedy.

Si parla di Europa e delle sue complessità. Un’unione che nacque innanzitutto come espressione di identità comune, uno spirito forte di pace proprio di uomini e donne stanchi di sangue e scontri: non solo un ambiguo accordo fra banche, come siamo abituati a considerarla oggi. Eminenti professori come Alberto Martinelli, Daphne Halikiopoulou e John Breuilly si sono confrontati allora sulle concrete possibilità di tener insieme questa Europa minacciata da diffusi sentimenti “euro-scettici” e dalla crescente popolarità dei partiti nazionalisti e populisti. “Salvare l’Europa senza spendere un centesimo” spiega il professor Martinelli, citando le parole del presidente della BCE Mario Draghi: “significa agire non solo con riforme strutturali, ma adeguandosi alle situazioni reali dei paesi e creare equilibri durevoli”. La sfida per rilanciare l’Europa sta anche nella capacità politica di costruire una vera identità comune: Sylvie Goulard, eurodeputato francese, ne è l’emblema mentre scherza con Giuliano Amato padroneggiando tedesco, francese, inglese e italiano senza difficoltà.science for peace3

“Io credo in una patria Europa non una Europa delle patrie” sottolinea il Ministro degli Esteri Emma Bonino, da tempo sostenitrice di Science for Peace, che ripone la sua fiducia in questo organismo: “l’unico che sia riuscito a coordinare libertà, diversità e rispetto reciproco.” L’Europa dunque non deve sprecare questa crisi, occasione irripetibile per rimediare agli errori e andare avanti.

Sul palco si alternano molti temi essenziali per costruire una cultura di pace: il dialogo interreligioso contro tutti gli integralismi, il disarmo come obiettivo possibile e conveniente, la riforma del sistema carcerario e la creazione di sistemi rieducativi e non vendicativi, l’impegno per una ricerca scientifica libera e che sia accessibile a tutti gli esseri umani senza discriminazioni. “La guerra funziona perché ci sono professionisti che la preparano” diceva Gandhi. Proprio questa è l’ambizione di Science for Peace: far funzionare la pace grazie a professionisti che la costruiscono.

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