I pagelloni di Sanremo: prima serata

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Nel 2016 sono 66 gli anni del Festival più amato e odiato d’Italia. Il modo più banale e forse per questo più azzeccato per celebrarli è senz’altro quello scelto da Carlo Conti: ripercorrere la storia della musica popolare italiana attraverso le parole dei brani che hanno vinto Sanremo. Un Come Eravamo a tratti nostalgico e a tratti trash. Certo che scoprire l’anno (2001) in cui Elisa ha cantato per la prima volta Luce ci ha fatto sentire tutti un po’ più vecchi.

Voto 7,5

La pubblicità: Chi decide di passare la serata in compagnia del Festival sa che dovrà sorbirsi interminabili spot pubblicitari. Perché no, pagare il canone Rai sembra non essere sufficiente a finanziare questo grande spettacolo (!). Oltre al danno la beffa: Carpisa è riuscita a rovinare un sex symbol internazionale come Penelope Cruz propinandoci una sua versione del classico neomelodico Tu Si Un Amore Grande. Ne avremmo fatto volentieri a meno.

Voto 3,5

Lorenzo Fragola – Infinite Volte:  Il vincitore 2013 di xFactor non delude le aspettative di orde di fan desiderose di pop melenso, dozzinale e che sa di già sentito. La canzone non convince un pubblico che cerca qualcosa in più del solito prodotto confezionato per accompagnare casalinghe (davvero disperate, c’è da dirlo) nei lunghi pomeriggi di fatiche domestiche. Ma forse siamo noi nel posto sbagliato.

Voto 4

Noemi – La Borsa di Una Donna: Presentata come un’artista versatile che sa proporsi in vesti blues e rock. Poi Carlo Conti annuncia l’autore della canzone che stiamo per ascoltare: Marco Masini. Ci aspettiamo un pezzo sicuramente molto allegro. Il testo effettivamente non smentisce le nostre aspettative, ma Noemi riesce ad essere un’interprete credibile e forse i più sensibili nel pubblico potrebbero anche essersi emozionati. Nel complesso un brano che aveva i presupposti per essere del tutto anonimo, ma a cui la voce di Noemi è riuscita dare un’anima.

Voto 6/7

Virginia Raffaelli 3: Imitazioni grottesche di Sabrini Ferilli che anche senza parolacce riescono a risultare volgari e fastidiose. Mah!

Voto 3

Dear Jack – Mezzo Respiro-> Corradini?! E chi lo sapeva che dopo Tommaso Paradiso adesso anche i ThePills avessero intrapreso la carriera autoriale. Omonimie a parte, siamo di fronte a una parodia di Marco Mengoni o a un inedito? Ma soprattutto, il cantante dei Dear Jack me lo ricordavo diverso. Dalla regia arriva uno spiegone: quest’anno si è presentato da solista e al suo posto troviamo Leiner, semifinalista di xFactor 2014. Ah. Due Dear Jack al prezzo di uno. Tirate voi le somme.

Il voto resta basso: 4

Giovanni Caccamo e Debora Iurato – Via Da Qui (come il codice per votarli) -> Ancora omonimie, chi vi parla, ironia della sorte, di cognome fa Caccamo. Lui vincitore di Sanremo Giovani 2015, lei vincitrice di Amici. Via Da Qui, Via Da Qui, Via Da Qui. Credetemi anche noi vorremmo essere altrove.

Voto 4

Laura Pausini: Un altro salto nell’infanzia quando su BearShare ed eMule si scaricavano i grandi successi radiofonici italiani. Sono quei ricordi che vorremmo proprio fossero cancellati dalla nostra memoria.

Voto 6

Stadio – Un Giorno Mi Dirai: L’allegria non è la cifra distintiva di questa edizione di Sanremo, ormai lo abbiamo capito. Ma forse qui siamo oltre. Prendete Generale di De Gregori e fatela cantare male da un Curreri senza voce. Non ci siamo.

Voto 3

Arisa – Guardando il Cielo: Arisa sull’Ariston è un ossimoro che canta. Look da ragazza dello Zoo di Berlino e brano che strizza l’occhio a quella parte di Italia che si rassegna di fronte alle brutture della quotidianità confidando passivamente in Dio. Un messaggio che rispecchia la visione del mondo che troppo spesso Mamma Rai cerca di inculcare con sceneggiati e TG. Coerenza dell’emittente.

Voto 4

Aldo Giovanni e Giacomo -> Solitamente lo si impara da bambini: la seconda volta che si ripete la stessa battuta non ride nessuno. Ci sembra questa regola valga anche per gli sketch. Ho rivalutato Checco Zalone: eroe post-moderno.

Voto 3

Enrico Ruggeri – Il Primo Amore non si scorda mai: Quello che è il veterano indiscusso di Sanremo, 9 volte all’Ariston e 2 da vincitore. Brano che cerca di essere incalzante per un cantante che non ha nella voce la sua arma principale. Lui non dimentica, crediamo che l’Italia invece dimenticherà questo brano in brevissimo tempo.

Voto 5,5

BluVertigo Semplicemente: Avete presente quella quotidianità grigia che vivete nelle vostre grigie città. Ecco, Morgan racconta le vostre tristi esistenze: semplicemente. Ad ascoltare Sanremo sembra che tutto il mondo che ci circonda sia davvero senza speranza. Cantori dello squallore. Nota a margine, i fonici dell’Arci Ohibò in via Benaco sono sicuramente più bravi di quelli dell’Ariston: non si è sentita mezza canzone, che sia stata una fortuna?

Voto 5

Rocco Hunt – Wake Up: Arrivati alle 23.41 una sveglia è proprio quello che serve al pubblico di Sanremo. Rocco Hunt è sicuramente l’artista musicalmente più fresco di questa prima serata, ma non siamo certi che Wake Up sia in grado di replicare il grande successo di Nu Juorno Buono. Rimane comunque un bravo uaglione ed è fin qui una delle migliori proposte.

Voto 7+

Irene Fornaciari Blu: Irene Fornaciari ci culla con sonorità che ricordano quelle di una ninna nanna: come se non fossero bastate le prime 9 e le svariate ospitate a conciliarci il sonno. Grande abbondanza di echo e delay per l’ennesima canzone che non raggiunge la sufficienza. A Blu continuiamo a preferire Azzurro.

Voto 5

A cura di Carlo Caccamo

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