In piena fase di hangover, con il tasso glicemico da baci Perugina ancora alle stelle, e, quindi, con la mente un po’ offuscata, mi è capitato di imbattermi nel trailer di 50 sfumature di rosso, conclusivo capitolo della saga ispirata ai romanzi di E. L. James.

Ammetto di non averlo appositamente cercato su YouTube: mi è stato, piuttosto, propinato come spot pubblicitario che, ahimè, non potevo proprio saltare. Subito colpisce l’eccezionale avvenimento fulcro dell’ultimo film: il matrimonio. Ebbene sì, per chi ancora non lo sapesse, il ricco scapolo dall’oscuro passato e dalle abitudini peccaminose, ha messo la testa a posto, ha sellato il cavallo bianco e indossato l’abito azzurro! Anastasia ha forse realizzato il sogno di tutte le 100 000 lettrici della saga? Così sembrerebbe, dato il successo editoriale e cinematografico.

Sorge spontaneo domandarsi quale sia il punto di attrazione fatale tra il pubblico, di maggioranza femminile, e la storyline che ha come sfondo i grattacieli di Seattle. Sembrerebbe che il sogno adolescenziale si incarni alla perfezione nei protagonisti: il bad boy miliardario che tutte desiderano, dall’infanzia tormentata, supera il suo trauma e sperimenta, per la prima volta, il Vero Amore con Anastasia, 22enne stereotipo della pudica ragazza “da casa e chiesa”. Fino a che punto sogno adolescenziale? Le assidue seguaci della vicenda non sono propriamente di età compresa tra i 14 e 20. Ci si augura, quindi, che non sia questo ad attrarre una platea di donne dalle età più mature e dispa(e)rate.

L’erotismo che fa da sfondo alla vicenda, o che per alcuni è il fulcro della stessa, potrebbe essere individuato come motore del grande successo. Ma non si tratta della sessualità che leggiamo tra le righe di un Harmony: è una storia di dominazione descritta dal punto di vista della “vittima”, con toni non elevati e ricercati, ma particolarmente spinti. Parrebbe che, comunque, in molte si dichiarino disposte a firmare un contratto di riservatezza in cambio di una visitina didattica nella “stanza delle torture” targata Grey.

Il marketing si è fondato sulla novità di questo erotismo scabroso ed eccessivo. Molti lamentano, però, un’insoddisfazione sotto questo profilo: nei film la temperatura non supera i limiti del consentito. Le scene di passione non soddisfano le promesse pubblicitarie, nonostante gli episodi raccapriccianti avvenuti in alcuni cinema inglesi. Chi nutriva grandi aspettative si è, invece, scontrato con una flebile caratterizzazione dei personaggi e scene d’amore alla Twilight. Nonostante ciò l’affluenza nei cinema per il terzo capitolo non accenna a diminuire.a

Commistione perfetta tra aspirazioni da crocerossina, appagamento sessuale e una dose di “sana” dominazione maschile: è davvero questa la formula d’amore a cui ambisce una donna? Secoli di lotte femministe ci fanno augurare che si tratti, piuttosto, di una fantasiosa evasione dalla monotonia della quotidianità. Ben venga il fascino suscitato dal giovane Grey, purché si ricordi che i Valentini della vita vera sono, fortunatamente, di altra natura.

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