L’ascensore. Incubo per bambini, tormento ricorrente per i claustrofobici. Una figura tanto crudele quanto demoniaca: è in grado, se vuole, di farti rimanere bloccato una giornata intera al suo interno, facendoti salire la carogna per la giornata di merda che ti sta facendo passare. Insomma, non una bella presenza (ricordate che se non ci fosse l’ascensore andreste tutti a piedi e sareste tutti più in forma!!), se ci aggiungi anche un po’ d’istinto omicida penso che potreste rivalutare le scale senza molti indugi.

C’è un po’ di Mary Shelly in questo film, poiché il geniale creatore di quest’ascensore cercherà, verso il finale, di distruggere la creatura che gli aveva procurato così tanto orgoglio. La scena iniziale ci immerge subito in uno scenario piuttosto decadente: quattro tipi, due uomini e due donne, piuttosto alticci e pacchiani, a causa di un corto circuito nel palazzo rimangono bloccati dentro l’ascensore e, mentre due decidono di ammazzare il tempo scopando senza nessuna vergogna, gli altri rischiano di morire soffocati per un surriscaldamento del condizionatore. Una cosa molto strana, che manda immediatamente in allarme i dirigenti dell’albergo, i quali decidono di chiamare un tecnico per fare luce su questo strano malfunzionamento. Felix è il protagonista della nostra storia: padre di famiglia, fascino di un giovane Al Pacino in Serpico, si presenta il giorno dopo in questo Hotel per occuparsi dell’ascensore ma non riscontra nessun problema. Ma terribili avvenimenti continuano a susseguirsi. Un ricco imprenditore affetto da cecità si reca nell’albergo, e l’ascensore decide di giocargli un pessimo scherzo. Nel momento in cui deve uscire dal palazzo e scendere ai piani inferiori, chiama l’ascensore ma le porte si aprono sul nulla e finisce spiaccicato sul fondo. Non solo il povero cieco fa una fine atroce, ma poco dopo il guardiano dell’edificio viene tratto nello stesso tranello. Dopo avergli bloccato la testa nelle sue porte decide di fargli un’esecuzione in perfetto stile Luigi XVI, con la testa che ruzzola per tutta la tromba dell’ascensore. Questi fatti suscitano l’interesse di Felix verso il caso dell’ascensore fantasma e, insieme ad una giornalista di un giornaletto locale, decidono di investigare sul modello dell’ascensore. Si recano “sotto copertura” nella ditta produttrice dei microprocessori che regolano l’andamento dell’ascensore, non trovando nessun indizio significante ma suscitano, con le loro domande, un certo nervosismo sospetto nel direttore. Dopo decidono di approfondire meglio il comportamento dei microprocessori, così decidono di andare in università a seguire una lezione di un professore di fisica. Scoprono come i fattori esterni possano influenzare il comportamento dei microprocessori, i quali possono variare le proprie prestazioni e assumere degli andamenti anche totalmente propri. A seguito di questa scoperta, felix decide una volta per tutte di porre fine a questa storia e si reca di notte nell’albergo per poter dare il colpo di grazia all’ascensore. Infilatosi nella tromba della maledetta, trova la centralina impregnata di una strana sostanza gelatinosa, che sembra respirare ed avere vita propria. Naturalmente l’ascensore non vuole darsi per vinta così facilmente ed ingaggia un combattimento all’ultimo sangue con felix, il quale sembra poter avere la peggio ma viene salvato all’ultimo dalla giornalista che accorre in suo aiuto proprio al momento giusto. La battaglia sembra finita, ma spunta all’ultimo il direttore della ditta di microprocessori che con una pistola cerca di dare il colpo di grazia all’ascensore, ma viene stritolato dai suoi cavi e il film si chiude con il corpo del direttore, impiccato e a penzoloni, che fissa rassegnato nell’inquadratura.

Questo film olandese prodotto con un budget piuttosto misero e finanziato per lo più da pubblicità occulte (state attenti ai numerosi marchi che compaiono) riesce a soddisfare in maniera discreta l’appettito di un buon trasher, senza farlo più di tanto sbellicare dalle risate ma mostrando delle belle scene splatter. Non solo, risalta anche scene e personaggi piuttosto grotteschi, come quando una bambina che sembra uscita da una pubblicità di lecca lecca degli anni 50 si ritrova a giocare vicino all’ascensore che per poco non la inghiottisce, mentre la madre era poco distante ma tutta indaffarata a scoparsi uno dei dirigenti. Un film carino, che non so quanto vi potrà far venire la strizza per gli ascensori ma sicuramente vi darà un pretesto per considerare più piacevolmente di fare qualche rampa di scala ogni tanto.

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