Horror a basso costo e adolescenti imbecilli: gli ingredienti per il prossimo film trash del “Rubbish Truck” ci sono tutti, ma non è abbastanza: in “Obbligo o verità” uscito lo scorso giugno hanno fatto di peggio e noi siamo qui per parlarvene. La storia segue un gruppo di ragazzi che durante lo spring break in Messico si lasciano convincere dalla protagonista Olivia a seguire uno sconosciuto di cui è già cotta persa che li porta in un luogo tetro a giocare a “Obbligo o verità”. Da lì si scoprirà che il gioco è controllato dalla solita entità malefica che lì farà fuori a uno a uno se non parteciperanno. Si sottolineano due problemi in particolare: cliché a non finire e assenza di regia.

La scrittura della trama e dei personaggi nuoce di stereotipi a non finire: ogni “colpo di scena” è prevedibile, la verità di ogni personaggio è facilmente intuibile per non parlare di alcuni dialoghi estremamente artificiosi. L’errore più grande della pellicola è che paradossalmente non vuole appartenere al genere horror, ma si pone come soap opera con jumpscare, dove il gossip è alternato a qualche spavento artefatto: in sostanza non fa paura e annoia, questo perché la regia non sa gestire la tensione e non vuole rendere spettacolari le morti, che alla fine è quello che si cerca in un film trash come questo. La sensazione generale che si ha è che sia stato scritto da educande che attraverso un racconto di paura vogliano fare la morale non a caso Olivia è un’attivista e i suoi amici sono frivoli e dediti a trasgressioni, che si limitano all’alcol e al sesso, ma che comunque li porteranno alla morte. Seguendo questa lettura è ironico ricordare come lo spring break a cui partecipano è in Messico e quando torneranno a casa si porteranno dietro la maledizione che andrà a scombussolare la calma americana.

In conclusione un film dell’orrore che annoia e non fa paura. Anzi no, fa paura che a fronte di 3 milioni e mezzo di dollari di budget la pellicola ne abbia incassati 94, che di sicuro porteranno i produttori a farne sequel e contro sequel.

A cura di Fabio Facciano

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