“ROY LICHTENSTEIN. Multiple Visions” è la nuova mostra presentata dal MUDEC di Milano, in programmazione fino all’8 Settembre 2019. Curata da Gianni Mercurio e promossa dal Comune di Milano-Cultura e da 24 ORE Cultura, l’esposizione è dedicata ad una delle più influenti figure dell’arte del ventesimo secolo, Roy Lichtenstein (New York, 27 ottobre 1923 – New York, 29 settembre 1997), maestro americano tra i più celebri esponenti della Pop Art. La mostra presenta al pubblico circa 100 opere tra stampe, sculture, arazzi, materiale video e fotografico, oltre ad un’ampia selezione di editions provenienti da musei, istituzioni e collezioni private europee ed americane.

Il lavoro di Lichtenstein si allontana dal tradizionale ambito pittorico per collegare indissolubilmente il mondo della moda, della fotografia, del design e della pubblicità, in un gioco di decostruzione e ricostruzione dell’immagine che si pone come obbiettivo fondamentale quello di far confluire in ogni opera elementi di culture diverse.

In particolare, la prima sala è dedicata alle “Immagini Epiche”, appartenenti a quella che possiamo definire l’epoca “Pre-Pop” dell’artista, nate da un lavoro di studio e perfezionamento delle tecniche di riproduzione meccanica tradizionali quali litografia, acquatinta ed incisione.

Opere come “The Chief” (1956), dedicate ai temi del Far West, dei Nativi d’America, sottolineano il lavoro di ricerca e la volontà di ottenere una mescolanza del modernismo di matrice europea con i simboli della storia e della cultura americana.

La seconda sala è dedicata alla poetica degli oggetti, tematica fondante della Pop Art. L’oggetto quotidiano diventa segno, ritratto “di una certa sensibilità che pervade la nostra società”, come Lichtenstein sosteneva. Nella sala sono esposte opere appartenenti alle serie Still Life (in cui il colore diviene colore-oggetto) e Mirrors (dedicate al tema dello specchio quale oggetto-non-oggetto).

Il medesimo tema oggettuale si ritrova ancora, esteso, negli Interiors realizzati da Lichtenstein a partire dal 1990, riferimento agli Artist’s Studio Paintings degli anni ’70. Tra questi ad esempio “Blue Floor” del 1991.

Lo spazio successivo è dedicato alle figure femminili, tematica che vuole ricollegarsi alle evoluzioni sul tema più generale della donna e sul suo ruolo nel contesto storico, sociale e culturale della società americana tra gli anni sessanta e settanta.

Seguono poi i celebri Action Comics, opere in cui Lichtenstein fa uso di uno dei pilastri della cultura visiva popolare americana, e quindi dei soggetti e delle azioni rappresentate nei classici comics. Sua intenzione è però di spostare l’attenzione dalla storia narrata alla forma e all’impatto nella percezione dell’immagine in quanto fotogramma staccato dal contesto, tramite l’imitazione “a mano” della tecnica tipografica e ingrandendo l’immagine fuori scala. Tramite questa operazione, ancora una volta quello che siamo abituati a considerare semplice oggetto d’uso quotidiano, il fumetto, viene innalzato ad opera d’arte.

Procedendo nel percorso espositivo ci si imbatte nella Astrazioni. A partire dal 1965 Lichtenstein realizza i cosiddetti Brushstrokes, in cui alla semplice ed isolata pennellata, atto-creatore e simbolo romantico della pittura, attribuisce un nuovo, ironico, significato: il gesto astratto diventa cliché industriale.

Nello stesso periodo reinterpreta le opere dei principali artisti delle avanguardie del Novecento, in particolare espressionisti e surrealisti, servendosene come di oggetti, strumenti di un esperimento linguistico innovativo. Esempio è l’opera “Still Life with Picasso” del 1973, in cui le tecniche ed i colori che caratterizzano il lavoro di Roy incontrano i motivi e le forme dell’artista spagnolo.

La mostra si conclude con una sala dedicata ai Paesaggi, realizzati grazie ad un consistente utilizzo di materiali insoliti come il Rowlux, particolarmente adatto alla riproduzione delle increspature del mare o alla raffigurazione del cielo. I suoi paesaggi si caratterizzano per il totale antinaturalismo, come istantanee scaturite dall’interiorità dell’artista, che anche in questo caso non vuole prescindere dalla sua particolarissima visione delle cose.

L’intero percorso si configura difatti come un viaggio, procede fluido, senza soffermarsi su vicende personali e private, concentrandosi invece sul modo di vedere e di approcciarsi di Roy agli aspetti più comuni e quotidiani della vita: le stanze, gli oggetti che le animano, i volti e le immagini che ci circondano, i colori. In questo senso la suddivisione tematica delle sale si ricollega al titolo della mostra: “Multiple Visions”. Roy Lichtenstein attraverso le sue opere non vuole parlarci di sé stesso o esprimere la sua interiorità, né offrirci la possibilità di approfondire l’ennesima celebre biografia, vuole invece regalarci un punto di vista diverso, permetterci di conoscere e guardare il mondo così come anche noi lo conosciamo, ma attraverso occhi diversi: occhi d’artista.

 

A cura di Clara Rodorigo

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