La société des amis: il Romanticismo secondo John Keats, William Turner e Chopin

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“Una cosa bella è una gioia per sempre:
Si accresce il suo fascino e mai nel nulla
Si perderà; sempre per noi sarà
Rifugio quieto e sonno pieno di sogni
Dolci, e tranquillo respiro e salvezza”.

Con questi versi John Keats, poeta della bellezza terrena ed eterna, ci regala un’immagine a-tempo, rara e preziosa secondo cui le cose belle sono una gioia per sempre, una gioia da portare nel nostro cuore e sulla nostra pelle. Un solo attimo, un paesaggio, un paio di occhi, un gesto. Non importa di che identità sia: secondo John Keats ciò che ha fatto sorridere il nostro cuore e lo ha fatto traboccare di emozioni una volta sola, lo farà sempre al solo ricordo e non si disperderà mai nel tempo, bensì sarà per noi sempre un porto sicuro in cui rifugiarsi “malgrado i sentieri rischiosi e oscuri che nella ricerca dobbiamo percorrere”. 

Difensore della bellezza come verità e della verità come bellezza, con i suoi versi trascende tutto ciò che è terreno non trascurandone, da poeta romantico, l’aspetto inquieto ed instabile, affermando che “al mondo non c’è nulla di stabile, il tumulto è la vostra sola musica”.

Ad esprimere su tela i tumulti di cui narra John Keats, è il pittore William Turner con tempeste di neve, mari in burrasca, incendi e naufragi.  Considerato il re della luce, ha fatto di questa il mezzo per parlare dei turbamenti dell’animo umano, rappresentandone ogni sfaccettatura ed ogni dinamica interiore.
Romantico ed innovatore, non solo fu il precursore degli Impressionisti, ma diede un valore aggiunto al Romanticismo andando ben oltre i dettami, i limiti e le contraddizioni del periodo.

Come Chopin nella sua Fantasie Impromptu op. 66, Turner con le sue pennellate dense e concitate trasporta su tela il senso del Sublime come forza che attrae ma che allo stesso tempo crea inquietudine, proprio come la Natura – elemento tipico del Romanticismo e delle opere di Turner – non trascurando però, un aspetto altrettanto importante: quello dell’animo umano.

Sfumature indefinibili, giochi di luce che ne definiscono la mutevolezza. Questi ed altri elementi, tra cui il colore, sono usati per comporre una Fantasia fatta di emozioni, di turbamenti, di sentimenti e sensazioni. Trasporta così su tela l’emozione che quel determinato paesaggio o situazione ha suscitato in lui, ponendo sé stesso in un modo del tutto irrazionale e totalizzante col fenomeno naturale.

Le figure umane presenti nei suoi quadri rappresentano la vulnerabilità e la fragilità dell’essere umano dinnanzi all’Universo, al Destino e alla forza della Natura; si mescolano fino ad essere tutt’uno con essa, evidenziando così l’impossibilità dell’uomo nel governarla. Natura, che Giacomo Leopardi definirebbe ‘’matrigna’’. La Luce diventerà, così,  per Turner, sempre di più l’elemento principale delle sue opere, personificandola a tal punto da far diventare la sua pittura, come definita da molti in seguito, astratta.

Ogni anima un ritmo. Ogni anima un destino. Ogni destino una sinfonia vitale. Studiare la vita di qualcuno, vuol dire dunque intendere il ritmo, interpretare il destino e analizzare i vari tempi della sua sinfonia. Poiché certo, ogni vita svolge in tono diverso, maggiore o minore, i motivi sentimentali del proprio destino. Le vite degli eroi, dei geni e dei santi, servono precisamente a questo”.

E’ con queste parole che Nino Salvaneschi inizia il libro dedicato a Chopin, la cui vita si può identificare in un crepuscolo autunnale, lo stesso che ha ascoltato per l’ultima volta il ritmo del suo cuore, in quel giorno in cui anche il cielo piangeva un uomo, che come ha scritto Franz Liszt “si è servito dell’arte per dare a se stesso la sua tragedia” e ha ripetuto con Amleto “Il destino grida”. Morì amando, così come aveva vissuto.

La vita di Chopin è stata costellata di sofferenza, sia fisica che non, ma non c’è vera conquista senza sofferenza. Dall’animo tipicamente romantico, fatto di contraddizioni, di eccentricità, di sentimenti melanconici e di profondo amore foscoliano per la patria, Chopin non ha mai nascosto un solo movimento un solo momento di eterna poesia, un solo impulso, che non fosse dettato dal più delicato sentimento d’onore e della più nobile armonia degli affetti.

La grandiosità delle sue opere – dai Notturni alle Mazurche, dai Valzer ai Preludi, dagli Studi alle Ballaterisiede nell’essersi servito dell’arte nel modo più puro e alto, per descrivere i più intimi sentimenti dell’uomo, tracciandone ogni dettaglio, ogni sfumatura, ogni delicatezza, ogni forza. Ed ecco che l’arte di Chopin oltrepassa il Sublime e giunge nel cuore di essere umani di tutti i tempi. La sua concezione di amore era così alta che non poteva che ritrovarsi pienamente solo nell’Arte e il suo ingegno e la sua fantasia così raffinati e dominanti, da descrivere con estrema delicatezza i moti dell’animo umano.

Cos’è che accumuna questi ed altri autori del Romanticismo, se pur in modo sottilmente differente, a spingersi così oltre la loro stessa tragedia tale da far riconoscere quella altrui in essa per secoli? Cosa spinge Emily Dickinson ad amare la tempesta e nonostante ciò a provare fiducia?
Sarà, come di dice Franz Liszt, che “Quando tutti i prismi del sole sono riuniti sul punto culminante di un cristallo, questo fragile fuoco, non accende forse una fiamma di origine celeste?”.

A cura di Cristina Morgese

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