È tornato, è tornato! Il figliol prodigo è tornato a casa, esclama il padre a braccia aperte.

È vero, è tornato, ma chiamarlo figliol prodigo pare un po’ esagerato, addirittura ossimorico.

Maurizio Cattelan non è proprio il figliol prodigo, tra il diavolo e l’acqua santa sarebbe senza dubbio il primo. Artista che ha rotto gli schemi, giocando con la provocazione, Cattelan è conosciuto in tutto il mondo ed è uno tra gli artisti più pagati (insieme a Damien Hirst e Jeff Koons naturalmente).

Le sue opere – dipinti, installazioni, sculture ma anche performance e happening – sono eccessivamente quotate e vendute a prezzi esorbitanti in tutte le aste.

Questi giorni nelle sale cinematografiche viene proiettato Maurizio Cattelan: be right back.

Ma dove se n’era andato e com’è arrivato ad essere il Cattelan universale, definito il primo surrealista del terzo millennio secondo Le Monde?

Be right back, Maurizio Cattelan non se ne andrà mai davvero Be right back, Maurizio Cattelan non se ne andrà mai davvero

Nato a Padova negli anni Sessanta, Cattelan si forma come autodidatta, frequenta gli artisti e non le accademie, lavora a Milano realizzando oggetti non funzionanti allineandosi con le ricerche concettuali.

Estraneo al termine tradizione, seppure nelle sue opere il recupero dei grandi dell’arte non è assente – basti pensare al riferimento a Lucio Fontana – sovverte le dinamiche consuete dell’arte contemporanea, ricercando l’azzardo e la provocazione, mettendo in crisi il nostro giudizio e innescando cortocircuiti che insinuano il dubbio.

È un artista o il burlone dei nostri tempi?

Prendiamo una sua opera molto discussa: in Piazza XXIV Maggio, nel maggio 2004 compaiono tre pupazzi di bambini appesi ad un albero. L’opera – Untitled – è un’insieme di sculture di bambini a grandezza reale che a guardarli smuovono il cuore e suscitano il ritegno. Basti soffermarsi sugli occhi spalancati dei ragazzini che continuano a guardare il mondo anche se impiccati. L’opera, che sarebbe dovuta rimanere per un mese, viene distrutta dopo soli due giorni da un cittadino.

Be right back, Maurizio Cattelan non se ne andrà mai davvero Be right back, Maurizio Cattelan non se ne andrà mai davvero

Maurizio Cattelan, ponendosi nella posizione di critico, ha demolito definizioni e istituzioni, realizzando dal principio veri e propri eventi come quando nel 1999, insieme a Jens Hoffmann mise in piedi la Sesta Biennale dei Caraibi – inesistente su carta – per criticare la diffusione delle biennali in tutto il mondo, concedendo, di conseguenza, solo una vacanza agli artisti invitati.

Oppure, sempre nello stesso anno, Cattelan appese alla parete il gallerista Massimo de Carlo con del nastro adesivo grigio, lasciandolo privo di sensi al termine del vernissage. Questo per riflettere sul ruolo del curatore d’arte, che poi Cattelan stesso, tra le tante cose, lo è diventato.

Ma perché è tornato in questi giorni e dove se n’era andato?

Cinque anni fa, Cattelen aveva annunciato la pensione nel mondo dell’arte ritenuto soffocante, dedicandosi poi totalmente alla rivista Toiletpaper insieme al fotografo Pierpaolo Ferrari.

Ma Cattelan andrà mai davvero in pensione? Nel frattempo che aspettiamo direi di tenerci preparati di vederlo ovunque, non è escluso che ce lo troveremo in politica.

Be right back, Maurizio Cattelan non se ne andrà mai davvero                              

A cura di Cecilia Angeli

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