Resident Evil 7: benino ma non benissimo

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Può esistere una notte senza luna? Un concerto senza cantanti? Un pranzo in Veneto senza bestemmie? No, ovviamente. E allora, può esistere un Resident Evil senza zombie? Pare proprio di sì.

Fin dall’inizio Resident Evil 7 sembrava l’ultimo tentativo di risollevare una saga che da anni naviga in cattive acque, una nobile decaduta come CoD o Assassin’s Creed. La discesa del titolo era cominciata già con RE5 (finalmente con la telecamera alle spalle ma più psichedelico dei classici) e, soprattutto con RE6: se dai la possibilità agli zombie di maneggiare un’arma e usarla con precisione, diventa un normale sparatutto di cui è pieno il mondo.

Ora la musica è leggermente cambiata. Il motore grafico, come anticipato dai trailer, è spettacolare. Si arriva addirittura a rendere le ragnatele che si staccano aprendo il frigorifero, l’attenzione al dettaglio è maniacale. Ma, concetto spesso dimenticato, non basta la grafica a rendere bello un gioco. Lo rende solo figo. La prima stanza che trovi rimani ammaliato, ti fermi stupefatto a esaminare tutto quanto per verificare con quale perizia abbiano ricostruito l’ambiente. Non è pensabile però che ci si fermi a guardare le ragnatele negli angoli per tutto il gioco, ci vuole anche altro.

E l’altro non arriva. L’assenza di zombie in un RE, ripeto, pesa tantissimo. Sono stati sostituiti da creature semigelatinose (quelle che ci sono anche in Suicide Squad) che non si capisce bene cosa siano e da una famiglia indemoniata. Manca la cultura dello zombie, che da solo non fa paura (al massimo un jumpscare) ma che nei vecchi giochi ti faceva scattare il pensiero “caspita, ma io sto sparando a una persona vera, non a un mostro qualsiasi”.

Infine, la trama. Qui casca l’asino. Il protagonista deve entrare in questa casa infestata per salvare la moglie. Non si sa perché, lo deve fa’ ebbasta. [ACHTUNG SPOILER!] Viene aiutato da un’altra ragazza, Zoe. Trovate due dosi di antidoto ma, ferito da un mostro in combattimento, è costretto a usarne una su di sé. Dunque, bivio di trama: a chi dare l’altra? Alla moglie o a Zoe? Ora, se questa scelta è stata introdotta per dare un minimo di brio al gioco, cara Capcom hai sbagliato tutto. Che caspita di scelta è? Siamo entrati per salvare la moglie, perché mai dovremmo, dopo tutta questa fatica, salvare l’altra, ciao e arrivederci?

Se si sceglie di aiutare la moglie, tutto sommato la trama fila. Se invece optate per Zoe… In entrambi i casi c’è ancora il mostro finale da abbattere; il bello è che in ogni caso verrete aiutati dalla moglie, qualunque scelta facciate. Ma perché mai? Ricapitoliamo, tu sei venuto per salvarmi, hai ammazzato orde di cose gelatinose e rischiato la vita ad ogni angolo, alla fine mi hai preso per i fondelli salvando l’altra e io dovrei pure aiutarti? E infatti, finito il gioco, Zoe muore. Quindi non serve a niente, è un bivio ma non è un bivio. Inoltre il tutto dura intorno alle dieci ore, un po’ poco.

Insomma, le potenzialità per fare bene ci sono tutte, la sfida è riuscire a rievocare l’atmosfera dei primi RE con la nuova grafica. Se ci spaventavamo sentendo l’eco dei nostri passi in un edificio vuoto con una grafica cubettosa, immaginate utilizzando il nuovo motore grafico. Benino, ma non benissimo.

VOTO: 6,5/10 BISCOTTINI   

A cura di Stefano Francescato

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