Esiste un confine sottile tra passione e ossessione e pare che la spina dorsale di Ready Player One si snodi su di esso, reggendosi su un precario equilibrio che riesce a mantenere in piedi il tutto.
Certo, vedere il film di Spielberg e leggere il libro di Cline è come stare ad ascoltare due storie completamente diverse; non che una sia meno riuscita dell’altra, ma è curioso vedere come in questo stesso mondo futuristico si possano avverare fantasie ed immagini così distanti.
Naturalmente per ragioni di tempo sul grande schermo si tende ad accorciare, e in questo caso non si è ricorso al classico lavoro di taglio e cucito nella trama ma si è scelto di imboccare una via del tutto diversa dalla narrazione originale.
Per quanto riguarda il film, Ready Player One si presenta come il tripudio della meraviglia anni ’80, compianti e riesumati nel futuro utopico di una piattaforma digitale che spodesta, non difficilmente, la misera realtà che ci attende dietro l’angolo. OASIS è appunto il rifugio di intere generazioni che rifiutano di accettare la povertà e la desolazione della loro condizione, e che offre al mondo un posto dove essere e fare ciò che vuole. Sono gli squisiti riferimenti alla cultura pop, abilmente celati nel corso della pellicola, a rendere  entusiasmante questo mondo; un mondo che viene partorito dalla mente geniale di un disadattato programmatore di nome James Halliday.
Halliday, dopo la sua morte, lascia in eredità la sua creatura (e le sue non poche fortune) a chiunque si dimostrerà in grado di vincere la sfida da lui ideata nella ricerca di un easter egg celato in OASIS.
La storia ci viene raccontata dal punto di vista di un giovane giocatore di Columbus: Wade Watts. Il ragazzo, sotto il nome di Parzival, si potrebbe tranquillamente dire il più grande conoscitore del vecchio creatore; ossessionato dalla cultura di fine secolo XX e dai gusti di Halliday (Anorak nel gioco) il protagonista si dedica ad una ricerca fra i ricordi del maestro che lo condurranno a posizionarsi un passo avanti agli altri giocatori.
Il nemico da battere si chiama IOI, una malefica multinazionale che vuole impadronirsi di OASIS per spremere la piattaforma e tutti i suoi consumatori e trarne il profitto massimo. La sfida fra gli amanti di quel mondo virtuale che pare essere l’unica cosa reale rimasta nel 2045 e l’apparente ombra che vuole distruggerla, seppur sembrando banale, durante il film coinvolge grandiosamente tutto il pubblico in sala.

L’idea che un giorno potremmo finire per vivere la nostra vita perennemente immersi in una realtà che non è la nostra, nonostante la piacevole leggerezza del film, un po’ ci fa storcere quel sorriso entusiasta che spunta quando vediamo risorgere il gigante di ferro, o Jeeg robot d’acciaio.

Ma forse una piccola morale può andare oltre la solita riflessione castigatoria sul futuro distopico della tecnologia, forse ciò che è davvero importante capire in questo film è che una cosa così preziosa come una via di fuga da una realtà opprimente non è da dare così per scontato. Quindi siete pronti a giocare anche voi?

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