Questo sabato si è conclusa al Teatro Fontana la Rassegna I.T.A.C.A., Il Teatro A Comunicazione Avanzata, che ha portato sul palco del teatro di Isola quattro giovani compagnie. Un’occasione per mettere in contatto le nuove realtà del teatro milanese (e non) con il pubblico che ha rivelato la vivacità e l’energia della scena under 35. A sorprendere, in modo particolare, è il coraggio e l’entusiasmo visibile in ciascuna proposta: il desiderio di sperimentare, di esser presenti, di raccontare bene (e a modo proprio) quella storia, hanno fatto della Rassegna non tanto una vetrina per giovani promesse, quanto un’arena, uno spazio di confronto, che ha confermato l’esistenza di un teatro vivo e orgoglioso.
Nella speranza che questo progetto non resti isolato e seguano presto altre edizioni, vi lasciamo uui quattro micro recensioni per raccontarvi quello che abbiamo visto.

  • REQUIEM FOR PINOCCHIO
    Leviedelfool

“Com’ero buffo quand’ero un burattino! E come ora son contento di essere diventato un ragazzino per bene!”, questa è la morale pronunciata da Pinocchio alla fine della celebre favola di Collodi. Per Simone Perinelli (Leviedelfool) autore e interprete dello spettacolo non c’è niente di bello nel vedere un burattino, creativo, giocoso e senza freni diventare un uomo comune, omologato nella società di massa.

La nuova vita di Pinocchio-uomo è un processo in cui egli ha il ruolo di unico imputato senza avvocati in sua difesa; solo un giudice senza volto, che si trova oltre la platea, e un’accusa che non ha testimoni. L’aula del tribunale è il luogo in cui Pinocchio, completamente solo, esprime la sua identità. Egli dà voce e corpo ai frammenti della sua passata vita di burattino senza però riuscire a raccontare effettivamente la sua storia. Siamo in un mondo in cui non ci sono più le condizioni necessarie per una narrazione lineare, che è continuamente interrotta da interferenze; compaiono frammenti di citazioni filmografiche, seguiti dalle parole di Collodi, slogan pubblicitari e un urlo, come mantra: “voglio tornare burattino!”.

Essere Pinocchio non è un problema da risolvere con una morale, ma significa avere una forza creatrice che pone come condizione necessaria l’essere fuori da ogni regola; è l’anima dell’artista, votata al rischio. Perinelli usa la storia del buffo burattino per mostrare tutta la tristezza della vita umana, il volto tragico della fiaba a lieto fine.

 

  • THE HARD WAY TO UNDERSTAND EACH OTHERS
    Teatro Presente

Una divertente ma amara rappresentazione satirica muta che usa fisicità corporea e composizioni musicali per descrivere la modernità. The Hard Way to Understand Each Other racconta un presente in cui abbiamo smarrito la capacità di vivere, costretti a recitare per non affrontarne la consapevolezza. Perennemente insicuri, vincolati a convenzioni, ricerca di perfezione e ritmi forsennati, individualisti troppo focalizzati sulla ricerca di attenzione veicolata dalle nuove tecnologie, abbiamo dimenticato come comunicare tra noi ed esprimere sentimenti e desideri. Tramite pregevoli tecniche stilistiche, dallo slow motion alla personificazione delle coscienze, i 5 attori della Compagnia Teatro Presente, guidati dalla regia di Adalgisa Vavassori, mettono in guardia da un rischio quanto mai attuale: perdere la propria umanità, vederla scivolare via senza rendersene conto, risucchiata da frustrazioni, insoddisfazioni e stress quotidiano che riversiamo troppo facilmente sul prossimo, finendo col rimanere soli

 

  • MURATORI
    Scritto da Edoarbo Erba
    Diretto da Fiammetta Perugi.

Due operai edili romani impegnati nell’impresa di innalzare un muro separatorio in una sola notte, si trovano compiere questo arduo compito all’interno di un teatro. La coppia di uomini, tra gli squittii di un topo e l’intermittenza della luce elettrica pronta a saltare da un momento all’altro, si trova inaspettatamente a dover fare i conti con la fantasmatica presenza di una bellissima donna, la quale mette in discussione non solo la loro percezione del reale, ma anche la loro amicizia.

Fiore e Germano sono due amici che, però, non hanno molto in comune oltre al loro lavoro; il carattere forte del primo spinge il secondo ad investire sull’impresa notturna, anche se non ne sembra molto convinto fin dall’inizio.
Tuttavia, nonostante le remore di Germano, durante la notte, pezzo dopo pezzo, il muro inizia a salire, disintegrando l’unità del palco in due spazi che dal giorno dopo delimiteranno mondi opposti e inconciliabili, ossia il magazzino di un supermercato, e ciò che resta del teatro.

Forse è proprio in difesa dell’arte teatrale che entra in gioco Giulia, figlia del “misterioso” August Strindberg, la quale irrompe dal fondo della platea in un momento di solitudine per il sensibile Germano, incapace di sfuggire al fascino melodrammatico della donna.La sparizione improvvisa della ragazza fa dubitare il muratore che sia stato tutto un sogno, cosa che sembra ormai certa quando il pragmatico Fiore gli sventola sotto il naso un testo drammatico trovato per terra, la cui protagonista è il ritratto fedele di Giulia.
Le cose si complicano, però, quando ella riappare agli occhi del solo Fiore, che, come il suo amico, rimane affascinato dalla bellezza e dalle movenze istrioniche della ragazza, tanto da tentare di sedurla anche a costo di tradire l’amico.

La realtà quotidiana di due trucidi muratori romani dagli orizzonti che si limitano al progetto campato per aria di una ditta per spurghi, si scontra con il sogno di potersi innamorare di una fanciulla di altri tempi che, seppur nella sua stravaganza, dimostra di poter guardare loro dentro.

Così Fiore e Germano, forse perché insoddisfatti della propria vita, o forse perché stanchi del troppo lavoro, si lasciano abbacinare da un “fenomeno” onirico e inspiegabile che, in fin dei conti, non è altro che la magia del teatro.
L’interpretazione dei giovani della Civica Scuola di Teatro Paolo Grassi è esilarante ed energica, capace di sostenere il ritmo serrato del testo e di entrare nella fisicità dei propri personaggi.

Oltre alla mimica irriverente dei due protagonisti maschili, particolarmente riuscita anche quella Giuditta Costantini Manfredi Messana, che si trasforma in una sorta di creatura spiritata e fluttuante, fuori dal mondo e, soprattutto, fuori dalla portata dei due poveri muratori.

 

  • PHOEBUSKARTELL
    Il ServoMuto Teatro

Nel 1924 i principali produttori mondiali di lampadine si ritrovano a Ginevra per dar vita al primo cartello economico di cui si ha menzione, per far fronte ad una crisi da sovrapproduzione. La soluzione? L’invenzione dell’obsolescenza programmata.

Grottesco, brechtiano, corrosivo, PhoebuKartell, per la regia di Michele Segreto, è un gioco con la storia per riflettere sul presente. Tre storie che si intrecciano e riflettono i condizionamenti sociali causati dalle decisioni del Cartello industriali, trascinando nella sua spirale operai, scienziati, industriali e politici. PhoebusKartelll mostra le conseguenze di un capitalismo predatorio e irresponsabile, mosso solo dalla fame di guadagni, e lo fa con grande stile e senso dell’ironia.

Con un’estetica che si richiama alle vignette satiriche degli anni ’20, con grandi industriali panciuti e ingordi contrapposti a operai omologati e depersonalizzati, e all’Opera da Tre Soldi di Bertolt Brecht, è soprattutto l’attitudine e l’affiatamento degli attori del Servo Muto a colpire. Sei giovani performer che uniscono al talento un sincero divertimento in scena, capaci di sostenere la (difficile) sfida che essi stessi si sono posti. Lo dimostrano gli applausi a fine replica, e l’entusiasmo che li ha accompagnati.

La chiusura perfetta per questa rassegna.

A cura di
Francesca Verga
Federico Lucchesi
Martina Mucciariello
Nicolò Valandro

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