“QUI NON ARRIVA LA PIOGGIA”, INTERVISTA A MATTEO NUNNER

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Matteo Nunner qui non arriva la pioggia

A cura di Matilde Ferrero

Matteo Nunner, vercellese, classe 1992, ha esordito da poco con il romanzo “Qui non arriva la pioggia”. Fuori dagli schemi, a tratti scomodo, è un libro che racconta il viaggio di Oscar. Non un viaggio qualunque, Oscar deve portare a destinazione l’unica cosa che gli rimane di vivo del suo amico Mark: lo sperma contenuto in una provetta. Il romanzo parla senza censure, ma non per questo in modo scandaloso o volgare, è una scrittura diretta che va a indagare su temi spesso ignorati o descritti in sordina.

E’ un libro assolutamente non convenzionale, dove nasce l’idea per “Qui non arriva la pioggia”?

L’idea è arrivata in pochi minuti qualche anno fa, pensavo all’angoscia che accompagna l’umanità del lasciare un segno durante il proprio passaggio, vincere l’effimero e sopravvivere nonostante la morte.  A pensarci bene l’unica cosa che può sopravvivere è lo sperma che permette anche di protrarre la vita, quindi mi è venuta l’idea di questa provetta, era anche il periodo in cui andavano molto le discussioni etiche sul seme, sulla creazione in vitro. Gli elementi principali del libro mi sono venuti in mente subito, la provetta, il viaggio, l’amico morto.

Il luogo dove non arriva la pioggia può essere quel posto che tutti cercano, il raggiungimento di un equilibrio che non ci lascia in balia delle onde esterne. Tu lo stai cercando?

Io mi sono arreso (ride), forse scrivere aiuta ad arrivare a uno di questi luoghi figurati. Scrivendo ti isoli dal mondo e riesci a staccare dalla routine che a volte ti avvelena. Comunque fisicamente non credo esista luogo dove davvero ci si riesca ad isolare, sta al soggetto trovare spazi dentro di sé, all’interno del suo tempo, della sua giornata.

Quando c’è di te in questo libro? Leggendolo, essendo io tua concittadina, ho potuto riconoscere alcuni tratti della nostra provincia.

Ci sono la mia città, il mio fiume e la mia periferia. Anche se non ci sono toponimi definiti eccetto Amsterdam. La provincia può essere la mia città ma anche qualsiasi altra provincia, è una descrizione adattabile. C’è un capitolo dove ne parlo: l’omologazione che si è diffusa a livello di urbanistica ed edilizia che fa assomigliare un po’ tutte le province. A parte questo di personale c’è molto, ovviamente romanzato ed edulcorato. Mi sono ispirato al vissuto, negli incontri con i personaggi ed in ogni avvenimento c’è un buon 70% di mio. Ho aggiunto poi l’elemento fantasioso plasmato con gocce di realtà, soprattutto per i barboni, sono incontri importanti nel filo narrativo. Io li attiro molto, soprattutto quando viaggio. Poi parlano sempre italiano, non so perché.

E’ un romanzo che concilia il poco probabile con l’attualità. Compaiono Berlusconi e Barbara D’Urso, il tutto dietro ad un velo di nichilismo.

Non saprei definirmi (ride), in effetti sì. Alterno questo a rari sprazzi di ottimismo. Ho letto di recente della Ciclotimia, è uno stato depressivo in cui si alternano stati di apatia e totale immobilità e disillusione nel mondo a momenti di massima azione, positivismo.

Parli anche di amore, ma del lato decadente.

Sì c’è quest’idea dell’amore puro e incontaminato solo nei ricordi e nel passato, mentre nell’attualità di Oscar c’è il marcio che una volta era purezza. E’ una visione disincantata ma è solo una lettura di una situazione, ovviamente non vuole essere generico anche se è sempre una faticaccia rimanere con una persona.

Nel romanzo tratti apertamente di sesso o droga. Non ti sei mai chiesto come dopo questa pubblicazione potessero vederti amici o parenti? Si aspettavano da Matteo Nunner un romanzo di questo genere?

Gli amici può essere, lo sanno come sono. Qualcuno che non è molto amico mi ha anche detto che ho qualche problemino, ma gli sta piacendo molto lo stesso quindi hanno dei problemi anche loro (ride). Con mio padre e mia madre non ho un rapporto così chiuso, rimangono gli altri parenti. Ecco loro forse sì, magari il nonno, ma gli ho subito detto che non c’entro niente ed è tutta fantasia.

Quanto è difficile oggi per un giovane approcciarsi con l’editoria italiana?

Ci ho messo un bel po’ di tempo per la stesura del romanzo e sei mesi per trovare un editore. Meno della metà rispondono alle mail, io ho mandato il mio romanzo a decine di case, anche a quelle grosse. Quest’ultime hanno messaggi automatici dove ti dicono che risponderanno entro sei mesi, che sono comunque tempi mostruosi. Sulla piccola editoria il riscontro è molto positivo, sono attenti al mondo dei giovani. Certo che se da esordiente punti a Feltrinelli e Mondadori vai a sbattere contro muri di disillusione, nemmeno mi vengono in mente i rari casi che hanno esordito con queste case.

Potete seguire Matteo tramite il suo sito: www.leffimero.org, mentre il libro si può acquistare QUI.

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