On stage: Questa sono io, Teatro Libero

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“Tre, due, uno. In onda. Intervista a una delle donne più amate del momento. 

Femmina perfetta. 

Il suo corpo si sviscera sui cartelloni pubblicitari. Un orgasmo mediatico.

Lei è una che ce l’ha fatta. Ha fatto il botto.” – Alessandro Castellucci

Laura Prete, nota soubrette e donna di spettacolo, racconta la sua ascesa al successo davanti alle telecamere di un noto programma televisivo.

Laura Prete è vacua, inconsistente, esagerata. Per essere totalmente sinceri, il personaggio è l’emblema dello stereotipo della “bella e scema” , e diventa fin da subito quasi insopportabile udire il racconto della sua trafila per diventare l’icona televisiva che tutti conoscono e amano.

Laura Prete è una ragazzina abusata, usata, cresciuta in un mondo in cui vige la regola di giocare sporco e, soprattutto per una donna, di usare il proprio corpo per ottenere quello che si vuole.

Laura Prete è una donna dalla genialità infida. La sua mente è un’enigma inintelligibile i cui meccanismi e strategie rimangono oscuri agli osservatori esterni. Fin dall’età di tre anni, comprendendo le proprie capacità superiori alla norma, Laura fa una scelta: fingersi stupida per manipolare a suo piacimento ogni singolo uomo sulla sua strada, raggiungendo l’apoteosi del connubio di sesso e potere.

Chi è Laura Prete? La soubrette frizzante e superficiale, una ragazzina vittima di un mondo perverso e avido, o una donna dalla mente geniale e diabolica?

Sul palco c’è solo un personaggio, ma tre diverse versioni di Laura. Ognuna racconta la stessa storia, ma i punti di vista sono diametralmente opposti.

Ci si chiede quale sia la vera Laura, quale sia la vera versione dei fatti, come siano andate le cose.

Tuttavia è inutile cercare la risposta, perché la donna probabilmente non è che la fusione di questi tre vissuti che sul palco si scindono in tre racconti apparentemente paralleli, che si intersecano l’uno nell’altro, come in un gioco di scatole cinesi.

Laura Prete è sia quello che mostra di sé nella prima parte, sia una vittima delle circostanze, sia una manipolatrice arrivista e ognuno di questi aspetti fa parte di lei ed è inscindibile dalla sua natura. Il filo conduttore che connette queste tre parti, facce dello stesso personaggio è il suo primo amore, Federico, leitmotiv che influenza parimenti i pensieri e le azioni delle tre identità di Laura.

Lo studio televisivo diventa patio e il patio diventa una proiezione della mente labirintica e ambiziosa di Laura in una sorta di espediente cinematografico volto a rendere la mobilità degli eventi e dei pensieri della donna nell’immobilità della scena, in cui il racconto delle sue esperienze prende vita.

“Questa sono io” è uno spettacolo crudo, doloroso e amaro, specialmente dal punto di vista femminile. I numerosi riferimenti all’attualità e a personaggi e vicende che noi tutti conosciamo rendono ancora più verosimile e perciò drammatica la vicenda di Laura, la quale in maniera estrema, proietta sulla scena un quadro che gli spettatori sanno, purtroppo, essere molto più vicino alla realtà di certi ambienti che alla finzione.

Tratto dal libro omonimo di Federico Guerri e adattato per il teatro da Corrado d’Elia con la regia di Alessandro Castellucci, “Questa sono io” è uno spettacolo che colpisce come una frusta e rimane sotto pelle, soprattutto grazie alla interpretazione appassionata di Monica Faggiani, la quale riesce a dare vita a un personaggio dalla complessità shakespeariana.

Iago: “Non chiedetemi nulla. Sapete quel che sapete, d’ora in poi non aprirò più bocca.” – Otello, Atto V, scena II.

A cura di Martina Mucciariello

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