On Stage: Prospettiva Dostoevskij al Teatro Franco Parenti

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Da dicembre a marzo, al Teatro Franco Parenti va in scena un percorso esplorativo delle opere di Dostoevskij. Dalle Memorie del Sottosuolo, ai Fratelli Karamazov e Delitto e Castigo: le contraddizioni e le irrequietezze raccontate da uno dei più grandi prosatori ottocenteschi scandagliano l’animo umano attraverso letture e spettacoli ad alta intensità.

Scorrendo le pagine di Gogol e Dostoevskij, sulla Prospettiva Nevskij si incontrano individui dai mille volti, nevrotiche macchiette e animi superbi lacerati dai conflitti. Per Pietroburgo, dove all’epoca la chiamavano Neva, nulla era più importante: non uno dei suoi incolori e burocratici abitanti avrebbe scambiato il corso in cambio di tutto l’oro del mondo. Eppure, passeggiando si avvertiva il senso di disagio di una realtà confusa e dominata dal sogno, dove imbacuccarsi stretti nel proprio mantello e tenere lo sguardo ancor più chino del capo diventava l’unico modo per proteggersi dall’inganno delle cose.

La Prospettiva Nevskij, proiettata in senso metaforico nelle opere di Dostoevskij, assume una duplice connotazione: se da un lato contribuisce, grazie ad accurate descrizioni spaziali, a rendere vivida e tangibile la cupa e fredda atmosfera della città, dall’altro assurge a metafora della condizione umana, dove l’uomo è un essere vulnerabile alla perenne e vana ricerca di uno scopo o di una ragione.

Al Teatro Franco Parenti, la Prospettiva diventa sinonimo di una lente di ingrandimento sullo scrittore russo, attraverso la quale ci si avvicina passo per passo alla sua opera più celebre e completa, Delitto e Castigo. Agli spettacoli di Alberto Oliva e Mino Manni, si alternano lectio e incontri tenuti da Sergio Givone, Adriano Dell’Asta, Elena Kostjukovich, Fausto Malcovati, Damiano Rebecchini, Alessio Boni e Sergio Rubini, per un ricco palinsesto esplorativo che coniuga intrattenimento e istruzione.

Ne Il topo del Sottosuolo – primo titolo in programma – la ricostruzione scenica crea un’esperienza percettiva, una sordida locanda di Pietroburgo dove gli spettatori vestono i panni degli avventori del locale e siedono fianco a fianco al protagonista. Svridrigajlov è una sorta di alter-ego amorale di Rakol’nikov estrapolato da una parte secondaria di Delitto e Castigo: cinico, senza scrupoli o pudore, infimo, volgare, meschino. Eppure, trovandolo lì, seduto nel suo completo bianco a pochi metri di distanza, con il viso scavato dall’età, i gomiti appoggiati a un tavolino di legno consunto e gli occhi che anelano vino, ogni barriera è destinata a crollare.

L’atmosfera a lume di candela, rustica nelle travi e nel calore di un’aria che sembra quasi nebbia, contribuisce a creare un’intimità empatica. A lungo andare, ogni possibile disgusto etico per un uomo maschilista e abbandonato alla mercé del proprio ego svanisce, mentre le scabrose e tormentate confessioni che ripercorre pubblicamente senza peli sulla lingua diventano una confidenza da non tradire. Con quello sguardo intenso, che prosciuga ma non inquadra, lentamente l’uomo diventa un amico, un fratello, una persona a cui stare vicino e a cui si è legati, a cui tendere una mano nell’oscurità del sottosuolo.

Il sottosuolo in Dostoevskij è quello delle omonime Memorie, quel breve precursore che diede il via ai flussi di coscienza esistenziali della letteratura contemporanea. Ancor prima di Joyce, di Svevo, di Sartre. Quando si entra nel sottosuolo, si accede in realtà a una dimensione psichica, libera e irrazionale, profonda, che contrasta le leggi della ragione. Si vive un perenne senso di turbamento, una dualistica irrequietezza tra soddisfazione e risentimento, nella convinzione di dover vivere la passione dello scontro tra coscienza e pulsione.

Presto, però, la coscienza prende le sembianze dapprima di un’idea, quindi di una malattia da cui dover sfuggire. Impossibilitati, si cade nell’inerzia e nella violenta espressione di una follia auto-punitiva. L’uomo del sottosuolo è un essere traboccante d’odio nei confronti del prossimo; non riesce a raggiungere un equilibrio, non sa agire e prova un piacere masochistico nel provare le contraddizioni percepite. La strada che imbocca non può avere che un’unica meta, un percorso che Mino Manni, nei panni di Svridrigajlov, conduce in maniera esemplare, sfoggiando una performance magnetica, dove controllo ed espressività fisica riescono a creare la necessaria tensione emotiva per il passo finale.

Ma Il Topo del Sottosuolo è solo il primo step del meraviglioso mondo della Prospettiva Dostoevskij. A gennaio, andrà in scena Ivan e il Diavolo, una ripresa del concetto del doppio secondo i dettami dei Fratelli Karamazov, in cui Mino Manni e Francesco Meola rappresenteranno il confronto tra il lato oscuro dell’anima di Ivan e un diavolo imprevedibile, attraverso un dialogo divertente, sagace e potente.

Successivamente, dal 7 al 19 marzo, si arriverà alla rappresentazione di Delitto e Castigo, in cui un cast di eccezione racconterà la parabola esistenziale del personaggio Dostoevskijano per eccellenza, Raskol’nikov, che uccide per l’ambizione divina di sentirsi un’anima eletta. Sarà questo il punto di partenza per un’analisi profonda delle sfumature della psiche, costretta a vivere tra delirio e lucidità per via dell’impossibilità di scindere chiaramente il bene e il male, perdutamente divisa tra religione, ragione e passione.

In riepilogo, i prossimi appuntamento della Prospettiva Dostoevskij al TEATRO PARENTI

Spettacoli

17-22 gennaio 2017 – Ivan il diavolo,

Regia di Alberto Oliva

Cast: Mino Manni e Francesco Meola

7-19 marzo 2017 – Delitto e Castigo

Regia di Alberto Oliva

Cast: Valentina Bartolo, Francesco Brandi, Maria Eugenia D’Aquino, Matteo Ippolito, Massimo Loreto, Mino Manni, Camilla Sandri.

Lectio

18 gennaio 2017 – La follia e il suo doppio in Dostoevskij (Fausto Malcovati)

8 marzo 2017 – Delitto e castigo: romanzo filosofico? (Sergio Givone)

10 marzo 2017 – La bellezza salverà il mondo: arte e spiritualità in Dostoevskij (Adriano dell’Asta)

14 marzo 2017 – La donna? Solo il diavolo sa cos’è (Elena Kostjukovich, Fausto Malcovati)

17 marzo 2017 – Interpretare oggi Dostoevskij (Alessio Boni, Damiano Rebecchini, Sergio Rubini, Fausto Malcovati)

A cura di Federico Lucchesi

CATEGORIA: Teatro

TAG: Dostoevskij – Delitto e Castigo – Teatro Franco Parenti – Mino Manni – Alberto Oliva

 

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