Pop X @ Spaziomusica (Pavia)

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Il 24 febbraio, lo Spaziomusica si è trasformato in un girone dell’inferno dantesco, in un quadro di Bosch mischiato a LSD, in un videogame ambientato in un bordello. Non è arrivata la fine del mondo, ma quasi: l’Open Bar Tur di Pop X è sbarcato a Pavia per la serata organizzata da Alabaster.

Difficile commentare la performance del progetto dei ragazzi trentini senza parlare dell’ambiente in cui si svolge. Il locale si riempie poco per volta ma all’inizio del live, dopo un dj set che fa scaldare il pubblico, la sala è piena da scoppiare. E piena di scoppiati. A sentire Pop X si è infatti presentato un campionario umano praticamente completo. Qualche clubber che nell’attesa si è svuotato bottiglie di plastica piene di cocktail casalinghi, ragazze con cappottino e scarpe col tacco, trentenni venuti a ricordarsi di non essere ancora invecchiati, coppiette, nerd, alternativi, metallari (?), drogati schifosi e froci della Nike. Tutti gomito a gomito, tutti che si accalcano sempre di più sotto un palco ancora vuoto. L’aria si scalda, si apre una porta e i cinque fanno la loro comparsa.

Il pubblico impazzisce, Panizza si attacca al pc e improvvisa qualche disegno con Paint, impugna un microfono con l’AutoTune e chiede di abbassare tutte le luci. Per le successive due ore i Pop X si impegnano a seguire una sola regola che sembrerebbe dire più o meno “non ce ne frega un cazzo”. È come se di fronte a un’esibizione del genere non si dovesse sprecare tempo a cercare un significato: non ce n’è uno. Puro caos.
Mentre Panizza canta e dai sintetizzatori tenta, almeno in apparenza, di seguire una certa logica, i suoi compagni si impegnano a gasare la platea (che nel frattempo è già diventata una massa indistinta che continua a muoversi senza freni e che solo due bodyguard riescono a separare da palco). Si infilano caschi luminosi, picchiano con le bacchette su oggetti a caso (skateboard, un fusto di birra vuoto, il pavimento, solo qualche volta sulla drum machine), si lanciano sulla folla per un po’ di crowdsurfing o semplicemente urlano insieme agli spettatori. Sullo sfondo vengono proiettati video in CGI scadentissima con situazioni del tutto casuali: boschi con texture sgranate dentro cui si accalcano gruppi di figure nude, piazze in mezzo ai grattaceli con decine di ambulanze. E sotto scorrono caotiche le canzoni di Lesbianitj, l’album uscito per Bomba Dischi a novembre, intervallate dai pezzi storici del gruppo.

Dal nostro lato la situazione non è molto diversa. Appena iniziato il concerto tutti cominciano a saltare e spingere, creando un vortice che nessuno può veramente controllare e che trasporta tutti in direzioni diverse. La temperatura sale improvvisamente, si suda come a ferragosto e il caldo (più l’alcol, più altro) porta in superficie la personalità più selvaggia di ognuno. In un locale che sembra essere diventato una stalla si conclude il live di Pop X, che saluta Pavia con una cover di mezza canzone di Lana del Rey e, dopo un coro ultrà che la chiede a tutti i costi, Secchio. I cinque ragazzi riescono a scendere con le proprie gambe dal palco, anche se visibilmente in difficoltà. La serata prosegue solo per i più irriducibili con un dj set. Gli altri, esausti, hanno il permesso di tornare a casa con un ricordo negli occhi che cambierà la loro percezione del mondo.

A cura di Diego Maroni

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