Pop X @ Club Nirvana, Tunnel (Milano)

839

Venerdì 2 dicembre. È ormai notte a Milano e il freddo abbraccia la grande folla di ragazzi radunati davanti al Tunnel Club, zona stazione centrale, per l’attesissimo live di Pop X, gruppo musicale e collettivo artistico di Trento fondato dal cantante Davide Panizza e da Walter Biondani nel lontano 2003. Da quella data all’uscita dell’ultimo album Lesbianitj sono passati circa 13 anni, tempo in cui Pop_X ha compiuto un lungo iter affinché le idee ancestrali sbocciassero per arrivare alla qualità artistica, digitale e psichedelica che ora Pop_X possiede. La peculiarità di questi giovani trentini probabilmente è la capacità di manifestare tutte le declinazioni della propria libertà in qualsiasi situazione, mezzo e performance possibile. Probabilmente è proprio l’espressione di libertà dilagante ed esplosiva che ha portato il gruppo a crescere esponenzialmente addirittura arrivando a essere definito da Rolling Stones “la next big thing italiana dopo I Cani e Calcutta”.

Forse sono prosperati un po’ troppo dato che alle due la coda per entrare nel locale non sembra scemare, anzi, sempre più persone da diverse parti della provincia si accalcano nella speranza di entrare nel mondo fantastico di Popper. 
I fortunati che ce l’hanno fatta vengono sconvolti dalla mitraglietta di flash e dalle basi musicali electro-pop che trasportano il Tunnel in un’irrefrenabile euforia.

Sul palco avviene qualcosa di malato: Pop X suona e le sagome sul palco affollato si muovono frenetiche. Il casco con lampadine colorate è un appuntamento fisso ai loro live, qualche ragazzo tra il pubblico viene tirato su: il delirio. Ognuno si esprime e si muove in assoluta libertà. Non ci sono schemi o regole da seguire se non quella di romperle.

La musica d’autoscontri di questi giostrai esprime rifiuto dei canoni tradizionali delle proposte non solo mainstream, ma anche (e soprattutto) indipendenti: è un pugno in faccia a chi è abituato ad ordine, armonia e significato.

Il palco gremito e psichedelico dà l’impressione di assistere a un’esibizione di musica tribale e primitiva, come a significare ci si trovi di fronte ad un nuovo modo di esprimere la grottesca realtà che ci circonda. È proprio nella dimensione live che si riflette la cifra stilistica di Pop_x: rigurgito di musica a 32 bit che sembra essere uscita direttamente dai novanta. Poco a che fare con quello che la scena indie ci ha abituato ad ascoltare. È una performance goliardica che deve essere vissuta nell’esaltazione generale: per godersi appieno la stravaganza psichedelica di Di Gregorio, Panizza e soci è assolutamente indispensabile avere una spiccata predisposizione a far festa. Ed è bene che gli amanti della musica da camera e delle esibizioni impostate ne stiano alla larga.

Alla fine non resta che chiedersi se Pop_X sia un genio, mentore di quel processo di distruzione della normalità attraverso l’unione della chiave musicale e digitale o se siano solo quattro pischelletti ad aver abusato, più del dovuto, di qualche ‘confetto’ al gusto demenza, popper e adolescenza deviata. Quale sarà il destino di Pop_X? Saranno in grado di consacrarsi come alternative techno music o sono soltanto frutto di esaltazione virale da condivisione social? Solo col tempo si capirà la solidità del progetto alla base di Pop_X. Le visionarie capacità musicali di Panizza sono indiscusse, ma   viene da chiedersi se l’allegra compagine saprà trasformare l’attuale attenzione in stimolo per produzioni sempre più complesse e di qualità.

Il rischio è che ad un orecchio più raffinato l’antimusica di Pop_x risulti monotona riproposizione di uno stile eccentrico e a tratti inconcludente. Del resto, in un’epoca che ci obbliga all’eccellenza fare schifo è un preciso dovere morale. Speriamo che la combriccola non prenda troppo alla lettera questo dettato postmoderno.

A cura di Carlo Michele Caccamo e Federica Calvo

Commenti su Facebook
SHARE